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Johnny Cash, il suo rapporto misterioso con Richard Nixon

Andiamo a leggere la storia di Johnny Cash e del suo rapporto misterioso con Richard Nixon, lo storico presidente degli Stati Uniti travolto dallo scandalo Watergate. Quando le rock star incontrano i leader mondiali la stampa va a nozze, per motivi spesso diversi. Ricordiamo ad esempio l’incontro tra l’ex primo ministro inglese Tony Blair e Noel Gallagher, il songwriter ed ex chitarrista degli Oasis. Ma rimaniamo su Johnny Cash questa volta. Quando Nixon invitò The Man in Black alla Casa Bianca per una chiacchierata sulla riforma carceraria, probabilmente si aspettava uno scambio di parole semplice e spensierato. Davanti però aveva Johnny Cash, un uomo dalla personalità veramente particolare.

Il rapporto misterioso con Richard Nixon

Nell’estate del 1972, Johnny Cash si trovò di fronte al Presidente degli USA alla Casa Bianca. Il cantante country era lì per una discussione sulla riforma carceraria mentre Nixon, con una massa di stampa e fotografi a sua disposizione, era lì per “farsi vedere”. Nixon ha rotto il ghiaccio dicendogli: “Johnny, saresti disposto a suonare qualche canzone per noi? Mi piace “Okie From Muskogee” di Merle Haggard e “Welfare Cadillac” di Guy Drake.” Per Johnny Cash queste canzoni erano considerate come canzoni conservatrici e all’opposto del pensiero di Cash. Il secondo pezzo in particolare lo scandalizzò, dal momento che riguardava i poveri che cercavano di ingannare le tasse. Johnny capì subito il giochino di Nixon.

La risposta di Johnny Cash

Cash ha risposto: “Non conosco quelle canzoni. Ma ne ho alcuni che posso suonare per te.” È qui che il viso di Nixon e la sua espressione cambiarono quando Johnny Cash, senza batter ciglio, cantò “What Is Truth?“. Si trattava di una canzone basata sul potere della gioventù e della libertà e lo scopo di Cash era quello mettere in imbarazzo il Presidente. Il secondo verso del brano era veramente aggressivo, scagliandosi apertamente contro la politica belligerante di Richard Nixon. Non contento, Cash eseguì “Man In Black”, una canzone simbolo del desiderio di Cash di stare dalla parte dei deboli, di poveri, degli emarginati e dei soldati.

L’imbarazzo di Richard Nixon

La famosa linea: “Ogni settimana perdiamo un centinaio di bei giovani” (in originale Each week we lose a hundred fine young men) fu davvero potentissima. Richard Nixon non si aspettava assolutamente una risposta del genere e non aveva fatto i conti con la leggenda del country. Johnny Cash decise di terminare la sua esibizione con un’altra canzone, ovvero “The Ballad of Ira Hayes”, una canzone basata sulla difficile situazione dei nativi americani e che parlava di soldati. In questo modo si concluse uno dei concerti più difficili che il Presidente Nixon abbia mai assistito dal punto di vista morale.

La riforma carceraria sperata da Johnny Cash

Il cantante aveva precedentemente trascorso la giornata a testimoniare davanti a un comitato del senato sulla riforma carceraria. Aveva detto: “Il colpevole deve sapere che qualcuno si deve prendere cura di lui e che gli viene dato una lezione di giustizia e che impari dopo il crimine. Lo scopo della riforma carceraria dovrebbe essere quello di avere meno criminalità. Il prigioniero deve essere trattato come un essere umano. Se non lo è quando esce, non si comporterà come un essere umano”. Cesare Beccaria aveva seminato benissimo.

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Mi reputo da sempre un appassionato di rock (soprattutto inglese, son cresciuto con il Britrock) e sono un po' il carnivoro che si scaglia contro i vegani (la nuova musica pop dei giorni nostri). Scherzo, sono solo sarcastico.