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Johnny Cash e il live nella prigione californiana di San Quentin

Era il 1 gennaio del 1959 quando, il leggendario Johnny Cash, decise di assistere agli albori del nuovo anno esibendosi nella famosa prigione di Stato californiana di San Quentin. L’iconico concerto, fece da apri pista ad una serie di performance dal vivo, rimaste impresse nella storia, che hanno visto il leggendario cantautore allietare per alcune ore i detenuti americani rinchiusi nelle carceri degli Stati Uniti. Johnny Cash, infatti,  perpetrò questa pratica lungo tutta la sua carriera.

Il cantautore, che venne arrestato diverse molte, pur scampando sempre alla reclusione; decise di dare luogo a queste singolari kermesse in segno di affetto e compassione nei confronti di coloro che avevano fatto scelte sbagliate nella vita, proprio come lui in passato. Durante il famoso concerto alla prigione di San Quentin, il cantautore Merle Haggard che, al tempo stava scontando la pena attribuitagli dopo essere stato dichiarato colpevole di furto con scasso, era tra gli spettatori e definì l’esperienza come il punto di svolta della sua vita.

“Johnny aveva le giuste attitudini”, ha ricordato Haggard. “Era arrogante, masticava la gomma e si prendeva gioco dei sorveglianti. Faceva tutto ciò che i prigionieri sognavano di fare. Johnny era un uomo furbo e scaltro del Sud e se scelse di suonare alla San Quentin, era perché ci amava. Quando è uscito di scena, tutti i presenti erano diventati fan di Johnny Cash.

 Gli altri concerti di Johnny Cash nelle carceri

Johnny Cash continuò ad esibirsi nelle carceri statunitensi, dando vita a due album dal vivo. Johnny Cash At Folsom Prison, rilasciato nel 1968 e At San Quentin, pubblicato l’anno seguente. Il primo, inoltre, comprende una versione dal vivo del brano Folsom Prison Blues; presente in origine nell’album di debutto del cantautore.  Sul disco figura la hit With This Hot And Blue Guitar. Il secondo album, invece, include due versioni della canzone San Quentin, insieme a Folsom Prison Blues, ancora una volta e, A Boy Named Sue. Quest’ultima, è diventata l’unico singolo di Cash a presenziare nella Top 10 single della Billboard Hot 100.

Il leggendario Man In Black, in realtà, ha fatto molto di più per i detenuti, oltre alle sue straordinarie esibizioni dal vivo. Cash non ha mai chiesto retribuzione per questo tipo di concerti e, inoltre, si è battuto fino allo stremo per far valere i diritti dei prigionieri, dando voce agli ultimi. “Si è sempre sentito parte di una comunità ristretta. Ha sempre trovato il suo posto nel mondo in mezzo agli ultimi”, ha detto il fratello minore di Cash, Tommy. Successivamente, questi ha aggiunto “Si identificava con i prigionieri perché al di la delle scelte discutibili che avevano fatto, molti di loro avevano un grande cuore e credevano negli ideali dell’umanità. Provava grande empatia per loro”.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Claudio Pezzella, studente in culture digitali e della comunicazione. Appassionato dell'arte in tutte le sue sfumature,alla costante scoperta di nuove frontiere culturali. Chitarrista e compositore polistrumentista impegnato in progetti progressive metal. (Email:claudio190901@gmail.com)