gtag('config', 'UA-102787715-1');

Judas Priest: la storia del suicidio che rischiò di distruggerli

Nel 1990, i membri dei Judas Priest hanno rischiato seriamente di porre fine alla loro esperienza musicale e non solo. Infatti, i musicisti della band heavy metal inglese sono stati alle prese con un processo dai contorni piuttosto gravi, fortunatamente per loro conclusosi senza alcuna condanna. Vediamo cosa successe in una vicenda che trasformò l’intero mondo della musica.

Cosa accadde nel dicembre del 1975

La vicenda inizia nel mese di dicembre del 1985, quando due giovani, Raymond BelknapJames Vance, vengono trovati morti. Poco più che maggiorenni, i due decidono di porre fine alla loro esistenza dopo aver trascorso circa sei ore a fumare marijuana e a bere alcolici. Dopo aver ascoltato l’album del 1978 dei Judas PriestStained Class, i due si sparano diversi colpi alla testa. Raymond muore in maniera istantanea, mentre James riesce a sopravvivere per altri tre anni prima di morire a sua volta a causa della ferita da arma da fuoco. Una vicenda nella quale la band guidata da Rob Halford viene coinvolta in prima persona, con risvolti clamorosi.

Il processo nel quale furono coinvolti i Judas Priest

Cinque anni dopo il tragico evento, le famiglie dei due giovani intentarono una causa contro i Judas Priest e l’etichetta CBS Records, che si era occupata della realizzazione di Stained Class. Il gruppo era stato accusato di aver incitato i ragazzi al suicidio tramite una serie di messaggi subliminali contenuti nell’album in questione. La canzone finita nell’occhio del ciclone fu Better By You, Better Than Me, cover di una canzone degli inglesi Spooky Tooth. C’erano frasi considerate pericolose come “prova il suicidio”“moriamo” “Fallo! Fallo!, che potevano essere riconosciute in caso di ascolto al contrario.

L’ascolto ripetuto della canzone incriminata

Nel corso dell’udienza in tribunale, gli avvocati delle due famiglie ascoltarono la canzone a più riprese, soprattutto al contrario e a velocità rallentata. Rob Halford affermò che si trattassero di semplici sospiti, senza alcun intento malvagio. La band cantò il brano a cappella per dimostrare la sua innocenza e la prova andò a buon fine. Molto probabilmente, alcuni messaggi nascosti erano presenti ma dovevano essere localizzati in maniera molto accurata per essere riconosciuti. In caso contrario, un ascoltatore comune non avrebbe potuto trovarli. I Judas Priest rimasero molto amareggiati dopo una simile situazione e sottolinearono quanto nessuna band avesse mai avuto l’intenzione di far morire il proprio pubblico.

Cosa sarebbe successo se i Judas Priest avessero perso

Il processo si è rivelato molto importante non solo per i Judas Priest, ma anche per la musica in senso assoluto. Se la vicenda si fosse conclusa in maniera negativa per la band heavy metal, il mondo dei messaggi subliminali avrebbe assunto tutto un altro significato. Ecco cosa disse proprio Rob Halford a riguardo: “Se il giudice avesse stabilito che i presunti messaggi subliminali avrebbero avuto il potere di manifestarsi in maniera fisica e lampante, saremmo stati di fronte a conseguenze straordinarie. Come fai a dimostrare che non ci sono messaggi subliminali se non riesci a sentirli neanche tu in prima persona”. In pratica, si sarebbe entrati in un vero e proprio vicolo cieco.

Share

Giornalista pubblicista, blogger, articolista e copywriter, talvolta anche guardia giurata, diplomato al Liceo Linguistico. Appassionato di scrittura, sport, tecnologia e soprattutto musica. Rock'n'Roll prima di tutto, ma spazio tra vari generi e mi piace raccontarli a modo mio. (raffaele-sarnataro@libero.it)