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Che cosa ne pensa Keith Richards della musica punk?

Keith Richards è passato alla storia tanto per la sua carriera musicale che per i suoi bagordi da rocker scellerato. Icona immortale dei Rolling Stones ha messo più volte in discussione l’assioma secondo il quale una vita di eccessi porta ad una morte prematura. Richards è l’incarnazione vivente del motto in base al quale tutti i musicisti degli anni d’oro del rock hanno ordinato la propria vita: sesso, droga e rock ‘n’ roll. In una famosa intervista del 1978 un ancor giovane Keith Richards si trovò ad affrontare molti temi caldi sui Rolling Stones e la musica in genere. In particolare il chitarrista disse la sua sul movimento punk.

IL SUCCESSO DEI ROLLING STONES E AFTERMATH

Nel 1966 i Rolling Stones pubblicano il loro primo disco di canzoni originali: Aftermath. Brian Jones – oltre ad un ottimo chitarrista blues – si rivela qui più che altrove un raffinato e eclettico polistrumentista. La band inizia una fase di sperimentalismo psichedelico – accolta in maniera controversa dalla critica – ma seguita da un periodo ancor più di successo e notorietà. Verso la metà del 1968 i Rolling Stones sono accreditati – a tutti gli effetti – come la Greatest Rock ‘n’ Roll Band in the World. 

TUTTI I MISTERI SULLA MORTE DI BRIAN JONES

Appena un anno dopo tuttavia, il fondatore Brian Jones – perseguitato da vari problemi personali e dilaniato dall’uso smodato di sostanze stupefacenti – si allontana sempre di più dal gruppo. Negli ultimi mesi di vita non collabora praticamente più alla fase creativa dei Rolling Stones, tanto da esserne estromesso. Il 3 Luglio del 1969 muore affogato nella sua piscina – in circostanze ancora avvolte dal mistero.

Appena due giorni dopo la tragedia gli Stones si esibiscono in un concerto gratuito – e già programmato – ad Hyde Park. L’evento doveva servire per presentare la nuova leva della formazione, ovvero Mick Taylor. Ovviamente Mick Jagger e soci vengono sommersi dalla critiche – rei di aver mostrato poca sensibilità nei confronti dell’appena scomparso Jones. Di tutta risposta Jagger inizia il concerto leggendo una poesia di Percy Shelley in suo onore.

GLI ANNI ’70 E LA DISINTOSSICAZIONE DI KEITH RICHARDS

Negli anni ’70 i Rolling Stones si dedicano a concerti, album e solite sregolatezze. Questo decennio è abbastanza luminoso per la band, sebbene nessun lavoro – a parte Some Girls – raggiunga la vetta delle classifiche mondiale. Comunque Mick Jagger e soci lavorano con una rinnovata spinta creativa, dettata dal confronto con nuovi generi musicali. Tra questi soprattutto la temperie punk – volata direttamente oltreoceano. Proprio Keith Richards – che in quel periodo abbandona le droghe pesanti – disse la sua sul punk in un’intervista del 1978.

COSA NE PENSA KEITH RICHARDS DELLA MUSICA PUNK?

Nel 1978 Keith Richards venne intervistato dalla ABC. Dopo la pubblicazione di Some Girls – e l’evidente influenza che il movimento punk aveva avuto sul disco – Richards si trovò a dare la sua opinione sul genere. “Pensi di aver iniziato il movimento punk?” gli chiese il giornalista. Il chitarrista dei Rolling Stones rispose – ridendo – di non essere stato nemmeno lì quando tutto era iniziato.

“Ci sono delle cose che mi piacciono e altre no” continuò a dire Richards riguardo la temperie punk degli anni ’80. “Credo che non abbiano avuto abbastanza tempo per riunire tutta la musica insieme – commentò il chitarrista dei Rolling Stonesè stato più uno spettacolo teatrale e i punk degli attori”. 

TUTTE LE VOLTE IN CUI I ROLLING STONES HANNO PARLATO DEL MOVIMENTO PUNK

Some Girls è forse il lavoro più emblematico della fase sperimentale e di transizione dei Rolling Stone. La fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 testimoniano l’esplosione della musica punk e della disco. Due generi con i quali Jagger, Richards e soci devono necessariamente confrontarsi.

“Senza dubbio, il punk ci ha fatto guardare intorno e pensare “Oh mio dio siamo in circolazione da dieci anni – disse Keith Richards nel 2011 – L’energia del genere ha influenzato Some Girls in molti modi. L’unico problema con il punk è che nessuno sapeva veramente suonare! Mi piaceva l’atteggiamento, ma dov’è la musica? […] Ma alla fine era tutta questione di atteggiamento. Si trattava di energia e quella ci diede una bella botta”.

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Giulia Prosperini, classe 1993, laureata in Lingue e Letterature Straniere. Tante passioni, tra cui la musica e il rock 'n roll. Esperta del mondo Grunge, i Pearl Jam e i gruppi storici di Seattle. Scrittrice per vocazione e per hobby, specialista di recensioni e curiosità, capace di spaziare dalla cronaca all'aneddoto, dagli approfondimenti alle ultime news del mondo della musica.