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Kurt Cobain, chi era l’idolo del leader dei Nirvana?

Chi era l’idolo del leader dei Nirvana? Andiamo a ripercorre il momento in cui Kurt Cobain incontrò il suo idolo William Burroughs e realizzò il lavoro più sperimentale della sua carriera. Nel 1992, Cobain aveva contattato uno dei suoi idoli di vecchia data, William Burroughs, uno scrittore e artista visivo che era uno dei principali attori della Beat Generation. Cobain, nel disperato tentativo di fare una collaborazione, ha lanciato un’idea a Burroughs che aveva subito risposto inviando al frontman dei Nirvana un nastro. Quel nastro era davvero speciale perché lo scrittore aveva registrato la sua voce mentre leggeva un racconto.

Il nome della collaborazione con l’idolo del leader dei Nirvana

Quella storia, che venne stata pubblicata in origine nella sua collezione Exterminator nel lontano 1973, sarebbe stata il punto di partenza per alcune delle opere più particolare che Cobain avrebbe mai fatto. Kurt Cobain decise di rinforzare di più questo nastro così particolare. Ci inserì una parte di chitarra basata su due pezzi, ovvero “To Anacreon in Heaven” e “Silent Night”. In quel momento, quella stranissima e insolita coppia riuscì a dare vita a un concept artistico molto particolare che venne chiamato dai due con il nome di “Priest”.They Called Him.

I dettagli della storia

Il protagonista di questa storia era un drogato di eroina senza nome che cercava di sopravvivere la vigilia di Natale. Ne venne fuori un disco originale da 10 pollici in edizione limitata pubblicato su Tim / Kerr Records nel 1993 e un libro fotografico Il disco originale da 10 pollici ha una particolare copertina che copre completamente il disco insieme a un numero scritto a mano. Sul retro, gli autografi di Cobain e Burroughs sono incisi in modo particolare e recitano: “William S. Burroughs” e “Kurtis Donald Cȯhbaine”.

L’incontro con William S. Burroughs

Il lavoro è stato messo insieme senza che la coppia si sia mai incontrata fisicamente. Tuttavia, quando la loro amicizia cominciò a sbocciare, i due riuscirono finalmente a organizzare un momento adatto per incontrarsi. Nell’ottobre 1993 Cobain si incontrò con Burroughs a Lawrence, nel Kansas, e Kurt Cobain aveva ricordato lui stesso che era in un momento veramente particolare. Era molto imbarazzato e non sapeva come approcciarsi di fronte al suo idolo. Pensa che William S. Burroughs disse al suo assistente che c’era qualcosa che non andava in Kurt Cobain e per lui stava decisamente male.

Kurt Cobain non stava bene e William S. Burroughs se ne accorse

Cobain era molto timido, molto educato ma non aveva droghe con sè e non aveva alcolici. Fumava solamente tantissimo ma sembrava una persona quasi normale. Ovviamente questo non fu sufficiente per mascherare i suoi problemi al poeta in questione, il quale subito capì che Kurt Cobain soffriva tantissimo la pressione. Per lui parlare con il suo idolo d’infanzia era qualcosa di incredibile e un vero modo per staccare dalla famiglia e del successo. Il poeta disse: “La cosa che ricordo di lui è la carnagione grigia e mortale delle sue guance. Per quanto mi riguardava, era già morto quando ci vedemmo”. I due si incontrarono e fu il loro primo e ultimo incontro.

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Mi reputo da sempre un appassionato di rock (soprattutto inglese, son cresciuto con il Britrock) e sono un po' il carnivoro che si scaglia contro i vegani (la nuova musica pop dei giorni nostri). Scherzo, sono solo sarcastico.