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Kurt Cobain: quella volta che spaccò una chitarra durante un concerto a Roma

Kurt Cobain ha segnato inevitabilmente la storia della musica mondiale. Il frontman dei Nirvana è stato uno dei volti più iconici degli anni novanta, nonché promotore del movimento grunge. Nonostante una carriera piuttosto breve Kurt Cobain è riuscito, insieme ai suoi Nirvana, ad aggiungere pagine importanti nella storia del rock. Sono tanti gli spettacoli degni di nota della band e, oggi, vogliamo soffermarci in particolar modo sull’esibizione di Kurt Cobain a Roma, datata 1989.

Quella volta che Kurt Cobain spaccò la chitarra durante un concerto a Roma

Sono state 3 le occasioni che hanno visto i Nirvana come protagonisti indiscussi nella città Eterna: nel 1989, nel 1991 e nel 1994, in uno degli ultimi concerti di Kurt Cobain prima di morire. L’esibizione più significativa, però, resta quella del 1989. I Nirvana, da poco reduci dal primo album in studio -Bleach-, decisero che era venuto il momento di farsi conoscere anche al di fuori di Seattle. L’esibizione si tenne al Piper di Roma in una fredda notte di novembre. Le condizioni (non solo climatiche) non erano certo delle migliori: Kurt Cobain era nel pieno di una delle sue crisi nervose e, il suo disturbo bipolare misto all’ansia, non faceva altro che provocargli vomito e attacchi di panico. Per non parlare poi dell’incompatibilità dei Nirvana col pubblico romano. Questo e tanto altro ancora portarono l’iconico frontman dei Nirvana a distruggere la sua chitarra alla fine dello show e, soprattutto, a salire in cima agli amplificatori minacciando di buttarsi giù. E, tra il pubblico, c’era anche chi incoraggiava questa scelta: “devi morire!”

Il prezioso consiglio di Bruce Pavitt al frontman dei Nirvana

Dopo quel disastroso show a Roma, Kurt Cobain decise ormai che il gruppo era arrivato al capolinea.  A far cambiare idea all’artista di Aberdeen ci pensò Bruce Pavitt, il produttore discografico della band: “Era il 27 novembre e Kurt ebbe un esaurimento nervoso al Piper Club di Roma. Quella sera distrusse la chitarra, il microfono e addirittura minacciò di sciogliere il gruppo.” Spiegò anni dopo il produttore discografico, aggiungendo: “Era veramente distrutto e così gli consigliai di prendersi due giorni di totale relax nella città Eterna.“

Il consiglio di Pavitt funzionò e come: “Quei due giorni furono fantastici: visitammo la Cappella Sistina, il Colosseo e Kurt comprò perfino una chitarra. In pochissimo tempo il suo umore cambiò completamente. Ad un certo punto iniziò perfino a fantasticare, pensando di poter suonare un giorno al Colosseo insieme ai suoi Nirvana. Quello fu un momento veramente profondo ed emozionante.”

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Simone Esposito: studente e amante della musica in tutte le sue sfumature. Articolista esperto e aspirante critico musicale. Appassionato di cinema, letteratura e arte (in tutte le sue forme). (es.simone@libero.it)