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Fabrizio De André, Da dove nasce “La ballata dell’amore cieco”

Fabrizio De André è annoverato tra i cantautori più importanti della musica italiana. Le sue canzoni sono entrate nelle antologie per la grande capacità poetica e scrittoria dell’autore. Nelle sue canzoni si sono sempre riscontrati temi impegnati e particolari, spesso legati all’ambiente culturale del periodo, del passato o ad opere letterarie. Uno dei brani di ispirazione letteraria è La ballata dell’amore cieco. Vediamo perché.

La ballata dell’amore cieco di Fabrizio De André

“Un uomo onesto, un uomo probo
Tralalalalla tralallaleru
S’innamorò perdutamente
D’una che non lo amava niente.
Gli disse portami domani
Tralalalalla tralallaleru
Gli disse portami domani
Il cuore di tua madre per i miei cani”.
La canzone inizialmente viene pubblicata per la prima volta da Marzia Ubaldi per la Karim e in un secondo momento la canta l’autore, proprio Fabrizio De André. De André la incide e la pubblica come singolo nel 1966, La canzone dell’amore perduto/La ballata dell’amore cieco (o della vanità). Il brano ha avuto diverse cover, tra cui la più famosa di Francesco Baccini ed ha anche ispirato la canzone “Una storia d’amore e di vanità” di Morgan. Nota a tutti per la componente macabra che la contraddistingue, la canzone La ballata dell’amore cieco già dal titolo si configura come un genere particolare. Si tratta di un racconto narrato da un cantastorie, con un ritmo che conferisce spensieratezza, ma che si contrappone alla tematica così cruda. Tutto arricchito dalla ripetizione del tralalalalla tralallaleru, che oltre a rendere il tutto più orecchiabile genera ancora di più questa antitesi. La vicenda è semplice: un uomo è innamorato pazzo di una donna che gli chiede di fare qualsiasi cosa, le cose più impensabili come uccidere la madre oppure tagliarsi lui stesso le vene.

L’ispirazione della canzone

Il brano è ispirato alla poesia “Cuore di mamma” di Jean Richepin:

“C’era una volta un povero idiota
molto molto tempo fa
molto molto tempo fa
c’era una volta un povero idiota
che amava una ragazza che non lo ricambiava.

Lei gli disse: “portami domani
era molto molto tempo fa
era molto molto tempo fa
Lei gli disse: “portami domani
il cuore di tua madre per il mio cane”.

Si può notare la trasposizione estremamente fedele della poesia nella canzone. Tuttavia, De André prende solo spunto dall’opera per aggiungere aspetti originali. Infatti, il finale è la parte sicuramente più innovativa del brano: la donna, quando infine convince l’uomo che la ama a togliersi la vita, rimane sola, senza nessuno. Infatti, l’uomo onesto e probo si è ucciso, è morto, ma lo ha fatto per amore. Invece, a lei non resta nulla.

“Fuori soffiava dolce il vento
Tralalalalla tralallaleru
Ma lei fu presa da sgomento
Quando lo vide morir contento.
Morir contento e innamorato
Quando a lei niente era restato
Non il suo amore non il suo bene
Ma solo il sangue secco delle sue vene”.
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Laureata in lettere moderne e laureanda in Filologia moderna. Siciliana doc, scrittrice, ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.