La commovente storia di Tears In Heaven di Eric Clapton

Tears in Heaven, pubblicato nel 1992, è uno dei singoli più emozionanti e toccanti di Eric Clapton. Appena un anno dopo la pubblicazione, grazie a questo brano, il chitarrista e cantautore inglese riuscì ad aggiudicarsi 3 Grammy Awards: Canzone dell’anno, Incisione dell’anno e Miglior performance vocale maschile. Il brano, presente nell’album Unplugged, è stato inoltre la colonna sonora del film Rush. Ma cosa si nasconde dietro il successo di questa canzone? Che cosa ha ispirato Eric Clapton? Per riuscire a comprendere pienamente il significato del brano di Mr Slowhand bisogna però, necessariamente, fare un passo indietro.

Quel tragico 20 Marzo 1991

Circa 28 anni fa, il 20 Marzo 1991, un’improvvisa disgrazia colpì il celebre chitarrista inglese Eric Patrick Clapton. Conor, il figlio di appena quattro anni nato dalla relazione con la soubrette Lory Del Santo, precipita dal 53esimo piano di un palazzo di Manhattan. Il bimbo, incuriosito da una finestra lasciata sbadatamente aperta da una colf, è precipitato per oltre cento metri andando incontro ad una morte certa.

Tears In Heaven: la canzone di Clapton dedicata a suo figlio Conor

Se la tragedia fosse successa qualche anno prima Clapton probabilmente avrebbe affondato i suoi dolori nell’alcool e nella droga, ma quelle brutte abitudini, ormai, facevano parte del passato. Eric Clapton, saggiamente,  decide di estraniarsi dal mondo intero trasferendosi su un’isola dei Caraibi insieme alla sua fedelissima chitarra: “Avevo bisogno di uscirne fuori, di salvarmi. L’unico modo era quello di scrivere e suonare, scrivere e suonare.”

La riflessione musicale e l’esilio di Clapton andranno a tradursi in uno dei pezzi più commoventi della sua discografia: Tears In Heaven. “Il brano era nella mia testa già da un po’, ma non aveva avuto ragione di esistere fin quando non mi sono messo al lavoro. Mi sono affidato all’unica cura possibile: la musica.” Ha spiegato una volta Clapton durante un’intervista.

La collaborazione col paroliere Will Jennings

Nonostante “Tears In Heaven” fosse un pezzo estremamente personale, Clapton cercò la collaborazione del paroliere Will Jennings per terminare il brano: “Eric un giorno venne da me e mi confessò che aveva intenzione di scrivere una canzone per suo figlio Conor. La prima strofa già era pronta e per me la canzone era perfetta già così, ma lui volle che io la continuassi. Ovviamente gli feci presente che, data la delicatezza dell’argomento trattato, forse sarebbe stato meglio se avesse finito lui l’opera, ma a lui non interessò. In ogni caso sono onorato di aver contribuito alla nascita di un brano così toccante e profondo.” 

Eric Clapton nel testo della canzone si abbandona ad alcune domande commoventi e strazianti allo stesso tempo: “Ricorderesti il mio nome se ci incontrassimo in paradiso? Mi terresti la mano se ti vedessi in paradiso? Devo essere forte e andare avanti.”

Share

Simone Esposito: studente e amante della musica in tutte le sue sfumature. Articolista esperto e aspirante critico musicale. Appassionato di cinema, letteratura e arte (in tutte le sue forme). (es.simone@libero.it)