23 January, 2021, 14:19

La storia degli anni più bui di David Bowie

Negli anni ’70, David Bowie era diventato una vera rock star a livello globale. Il Duca Bianco era stato in grado di conquistare anche gli Stati Uniti, nonostante una situazione personale non proprio idilliaca. Entrando nei particolari, scopriamo insieme cosa accadde all’artista tra il 1974 e il 1977. Vi preannunciamo che il cantautore britannico è stato in grado di rialzarsi come solo lui sapeva fare da una situazione così complicata, realizzando anche un album, Station to Station, ricordato tra i migliori della sua produzione artistica.

L’uso eccessivo di droghe dopo il successo americano

A metà anni ’70, David Bowie aveva trovato il tanto ambito trionfo negli Stati Uniti. Il suo disco Diamond Dogs era un punto di rottura rispetto all’alter ego Ziggy Stardust e aveva donato al mondo una nuova immagine dell’artista. Tuttavia, la sua parte oscura iniziò a prendere il sopravvento sul Duca quando tornò negli Stati Uniti. “Ad un certo punto mi ero perso, non sapevo se scrivessi io quei personaggi o se fossero loro a scrivere me”, ammise David in un documentario di quegli anni. Bowie era alle prese, inoltre, con la dipendenza dalle droghe. Credeva di avere tutto sotto controllo, ma al tempo stesso aveva un atteggiamento paranoico, fino a sconfinare nel senso di megalomania tipico della cocaina.

L’addio definitivo a Ziggy Stardust

La tournée oltreoceano conseguì risultati straordinari, con la messa in scena di Toni Basil. Il successivo David Live segnò l’addio al personaggio di Ziggy Stardust e diede a David Bowie la consapevolezza di stare molto male. Non sopportava minimamente quell’album, poco apprezzato dalla critica e dal collega Mick Jagger. Lo Starman si era reso conto di essere diventato ripetitivo e sentiva di aver già spremuto il glam rock fino al midollo. Nonostante avesse dichiarato a più riprese di non aver alcuna intenzione di incidere “musica nera”, Bowie cambiò idea e registrò brani in collaborazione con musicisti americani celebri in quel genere, tra i quali Carlos Alomar. Tutte quelle sessions lo condussero alla pubblicazione di Young Americans, da lui definito come “un tentativo di suonare musica nera da un inglese bianco”. Nell’album, spiccava il singolo Fame, un pezzo funk rock scritto insieme a John Lennon che parlava della fama che tanto lo affliggeva.

La fine del rapporto di David Bowie con il suo manager storico

Nella canzone in questione, David Bowie menzionò anche l’addio al suo manager storico Tony Defries. Il Duca Bianco si era reso conto che il denaro generato dai suoi lavori musicali era destinato a diversi altri progetti non suoi, tra i quali un musical di scarso livello denominato Fame. Defries era anche un suo carissimo amico e aveva scommesso su Bowie quando era ancora poco noto. La fine di un simile sodalizio artistico mise in crisi non poco il cantautore rock britannico, che però non si perse d’animo e scelse di controllare le sue finanze in maniera autonoma ed esclusiva.

Il periodo turbolento a Los Angeles

Per un certo periodo, David Bowie scelse di trasferirsi a Los Angeles e visse uno dei periodi peggiori della sua esistenza. Come affermato anche nel libro Strange Fascination di David Buckley, Bowie portava avanti una dieta basata su latte, peperoni e cocaina. Era fragile, magrissimo, pallido, quasi spettrale. Trascorreva le notti a guardare film sulla Germania del nazismo, si era appassionato all’esoterismo con l’unico scopo di andare oltre la ragione e le basi scientifiche. Sembrava quasi avvolto nella pura stregoneria, anche nel suo aspetto esteriore. Nonostante ciò, debuttò come attore cinematografico e la sua interpretazione in The Man Who Fell to Earth, film del 1976 diretto da Nicolas Roes, fu considerata magistrale.

Station to Station, l’album del nuovo David Bowie

La vita di David Bowie tornò a decollare grazie alla registrazione dell’album Station to Station. Creò il personaggio di Newton, con il quale si identificò anche stavolta in maniera eccessiva. Provò a scrivere un’autobiografia senza portarla a termine, ma la stessa servì a definire il suo successivo LP. Fu il preludio perfetto per la cosiddetta trilogia di Berlino, tre album registrati nella capitale tedesca tra il 1977 e il 1979 che resero la stessa di Bowie sempre più fulgida. Nonostante alcuni gesti e dichiarazioni alquanto controversi sul nazismo, David era pronto a ripartire. In Germania, riuscì a stare lontano dalla droga con l’aiuto del nuovo produttore Brian Eno. Il Duca Bianco poteva finalmente conquistare il mondo della musica.

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Giornalista pubblicista, blogger, articolista e copywriter, talvolta anche guardia giurata, diplomato al Liceo Linguistico. Appassionato di scrittura, sport, tecnologia e soprattutto musica. Rock'n'Roll prima di tutto, ma spazio tra vari generi e mi piace raccontarli a modo mio. (raffaele-sarnataro@libero.it)