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La storia di come John Pasche ha ideato l’iconico logo dei Rolling Stones

Il successo di una band rock si misura non solo attraverso le canzoni, gli album e i concerti, ma anche grazie ad una serie di fattori come l’immagine, l’impatto sociale e comunicativo, o molto più semplicemente il logo. Il logo è il riflesso di una band, è il suo l’alter ego figurativo, la sua vera essenza. Un esempio lampante? Beh se vi dicessi Lips and Tongue (lingua e labbra) voi a chi pensereste? Ai Rolling Stones ovviamente! Ecco, proprio questo logo, col tempo, è diventato il vero e proprio marchio di fabbrica della rock band britannica. Ovviamente dietro questa semplice ma efficace immagine c’è una storia molto interessante e, noi, siamo qui proprio per raccontarvela.

Il Lipse and Tongue dei Rolling Stones

Il simbolo fece il suo esordio nel 1971, sulla copertina dell’album Sticky Fingers, ma la sua nascita risale a qualche anno prima. Gli Stones all’epoca, sulla cresta dell’onda, erano alla ricerca di un logo che rispecchiasse al meglio il loro animo ribelle e dionisiaco. Dopo una serie di tentativi falliti, la band decise di rivolgersi ad uno studente del Royal College of Art di Londra: John Pasche.

Quando gli fu commissionata l’opera, però, il giovane studente non aveva la più pallida idea di cosa presentare a Mick Jagger e soci. Le prime bozze, infatti, non convinsero gli stones. Dopo circa una settimana Pasche fu contattato dall’assistente personale della band, Jo Bergman, che fornì ulteriori dettagli del disegno: la prerogativa era quella di creare un logo che potesse essere usato sulla copertina di un album, di un libro, su un palco e su tanti altri gadget.

Serviva, quindi, un qualcosa di piccolo ma efficace, essenziale ma originale: un immagine che parlasse da sola, capace di raccontare la storia di una delle band più rappresentative della scena rock. Il compito, ovviamente, non era affatto facile, ma John Pasche non si fece intimorire da queste richieste.

La prima apparizione del logo

Poco tempo dopo il giovane artista incontrò Mick Jagger che, nel frattempo, aveva elaborato qualche piccola idea per il suo progetto. Il frontman dei Rolling Stones mostrò a Pasche un’illustrazione della divinità indù Kali e, alla fine, fu proprio questa immagine a dar vita al logo finale della band.

Originariamente, però, il logo non avrebbe dovuto rappresentare la bocca e la lingua di Jagger, ma piuttosto essere un simbolo di protesta, un qualcosa di ‘rivoluzionario’ e attrattivo, “un po’ come quando i bambini ti fanno la linguaccia”, spiegò Pasche.

Attraverso questa immagine, inizialmente rappresentata in bianco e nero, il giovane artista riuscì perfettamente a fondere diversi elementi, ottenendo un mix perfetto di originalità, sfacciataggine e sensualità.

Come abbiamo accennato precedentemente, il logo apparve per la prima volta nella copertina interna dell’album Sticky Fingers. L’artwork di questo disco fu realizzato dall’iconico Andy Warhol e, per anni, il lavoro di Pasche fu attribuito erroneamente al pittore statunitense. Questo anche perché Andy Warhol è sempre stato una calamita culturale capace di attirare opere di ogni tipo, anche quelle che non gli appartenevano.

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Simone Esposito: studente e amante della musica in tutte le sue sfumature. Articolista esperto e aspirante critico musicale. Appassionato di cinema, letteratura e arte (in tutte le sue forme). (es.simone@libero.it)