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La storia spaziale del vinile più raro dell’Universo

La nostra storia ha inizio nel 1977, quando la NASA lanciò le navicelle spaziali gemelle Voyager 1 e 2, verso un viaggio che sarebbe durato 40 mila anni. L’obiettivo della missione sarebbe stato l’esplorazione di Saturno e Giove. Attaccate ai lati delle due navi, due dischi da 12 pollici, circa 30 centimetri, placcati in oro e dall’anima in rame. I dischi contenevano una testimonianza inestimabile del passaggio della vita umana sulla Terra.

Pietre miliari della musica, suoni evocativi e fotografie simboliche si annoveravano all’interno dei dischi, tessendo alcuni dei punti salienti della civiltà umana. Il progetto non assunse solo la forma di una reliquia della storia umana; anzi, si trattò di una lettera d’amore dell’uomo per la vastità del cosmo. Grazie a queste premesse, possiamo definire il Voyager Golden Record, come il vinile più raro dell’Universo.

È possibile approfondire la storia del vinile più raro dell’Universo attraverso un libro di Jonathan Scott, intitolato The Vinyl Frontier. Nel testo, l’autore tratta ampiamente del team di artisti, dotti ed astronomi che hanno preso parte al progetto; narrando con passione delle loro gesta e degli ideali nobili che si ergono alla base della missione.

Cosa conteneva il vinile più raro dell’Universo?

Il contenuto dei due vinili venne selezionato dall’astronomo della Cornell University, il Professor Carl Sagan, insieme all’astronomo Frank Drake, all’editrice scientifica Ann Druyan, l’artista Jon Lomberg, l’etnomusicologo Aln Lomax e la moglie del professor Sagan, Linda Salzman Sagan. Un giovane Jimmy Iovine ricoprì il ruolo di ingegnere del suono per il progetto; Thimoty Ferris, invece, venne incaricato di produrre i dischi.

Il processo di selezione vide il team concordare sulla presenza di musica classica nei dischi. Il contenuto del vinile più raro dell’Universo dovette attraversare un lungo iter d’approvazione da parte dei vertici della NASA. Il desiderio della squadra incaricata della composizione del disco, era quello di raccogliere il meglio di ogni cultura, il ritmo della vita, degli strumenti musicali e delle varie etnie che rendono variegato il nostro mondo.

Dal Jazz al Blues, passando al Country, fino ad arrivare alle composizioni Folk dalla Bulgaria e dall’Arzebaijan, alla musica elettronica e ai singolari strumenti che annoverano la cultura musicale cinese tradizionale. I dischi contenevano anche la musica di Chuck Berry ed un saluto per le civiltà aliene registrato in 55 linguaggi diversi. Si tentò di inserire nei dischi il suono dell’evoluzione della Terra e, infine, i suoni emessi durante il più puro degli atti amorosi. Ascoltare oggi i vinili del Voyager significa immergersi in una testimonianza d’amore per la vita straordinaria, capace di innescare processi di empatia passionale meravigliosamente travolgenti.

 

 

 

 

 

 

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Claudio Pezzella, studente in culture digitali e della comunicazione. Appassionato dell'arte in tutte le sue sfumature,alla costante scoperta di nuove frontiere culturali. Chitarrista e compositore polistrumentista impegnato in progetti progressive metal. (email:claudio190901@gmail.com)