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Le cinque canzoni più sottovalutate degli Yes

Gli Yes sono uno dei gruppi più importanti di tutti i tempi. Formatisi nel 1968, vengono annoverati tra i massimi esponenti del Progressive. La band si formò per opera del cantante Jon Anderson, del bassista Chris Squire, del chitarrista Peter Banks, del tastierista Tony Kaye e del batterista Bill Bruford. Gli Yes raggiunsero il picco della loro carriera a cavallo tra gli anni settanta e ottanta. Nel corso degli anni, comunque, gli Yes hanno subito diversi cambi di line up. Lo sviluppo artistico degli Yes li ha portati a dividere la loro discografia in due periodi ben distinti; il primo, negli anni ’70, vide l’esplosione dell’eclettismo dei membri del gruppo. La prima parte dell’opera degli Yes consacrò il gruppo al Progressive allo stato puro.

Negli anni ’80, la band decise di convogliare i propri sforzi compositivi su un tipo di musica più catchy che, pur non disdegnando i virtuosismi di cui erano fautori, tesseva atmosfere più leggere e piacevoli. Gli Yes hanno scolpito il proprio nome nell’eternità proponendo uno stile sofisticato e romantico. I brani del gruppo tessono atmosfere sinfoniche e, l’utilizzo che hanno fatto degli strumenti elettronici, ha reso la loro opera particolarmente innovativa. Gli Yes fanno parte del Gota degli artisti che hanno reso il Progressive Rock leggendario, avendo messo la firma su alcune pietre miliari della musica moderna. In questa classifica, abbiamo deciso di rendere omaggio agli Yes elencando alcune delle loro canzoni più sottovalutate.

5) Yesterday And Today

Tratta dal self-titled del 1969, Yesterday And Today è un brano breve, eppure ricco di sfaccettature melancoliche. Il testo di Yesterday And Today si posa elegante su una melodia semplice ed intrisa di emotività. L’armonizzazione della voce contribuisce ampiamente al climax solenne della canzone. Il pianoforte che si fa spazio, sommesso, nella ritmica, soave, della chitarra acustica lascia spazio, alla fine, ad un breve assolo di chitarra elettrica.

4) Astral Traveller

Tratta da Time And A Word, uscito nel 1970, Astral Traveller rappresenta una manifestazione d’eclettismo semplicemente straordinaria. Astral Traveller è una gemma dal raro splendore, in cui gli Yes hanno dato libero sfogo al loro istrionismo. Il brano si rivela essere un crescendo strumentale adrenalinico e madido di sfaccettature in cui i virtuosismi dei membri del gruppo hanno modo di esplodere liberamente.

3) The Remembering (High The Memory)

Tratta da Tales From Topographic Oceans del 1974, The Remembering (High The Memory) è una delle canzoni più sottovalutate degli Yes. Il brano, del resto ,affonda le radici in una serie di controversie scaturite dal sentimento di prevaricazione che Jon Anderson e Steve Howe avevano sviluppato nei confronti degli altri membri del gruppo. La traccia, sembrò rappresentare un compromesso capace di permettere ad ogni membro del gruppo di esprimersi alla perfezione. In The Remembering, traspare alla perfezione la capacità dei musicisti di costruire scenari dettagliati attraverso l’uso dei loro strumenti; basti pensare ai passaggi che Rick Wakeman crea alla tastiera, simboleggianti la profondità infinita del mare.

2) Siberian Kathru

Trattasi della traccia di chiusura di Close To The Edge del 1972. La canzone tratta una tematica delicata come l’unificazione delle culture e delle etnie mondiali. Joe Anderson ha scritto il testo della canzone e, si è soffermato riguardo il suo significato spiegando che esplichi il processo empatico con cui il popolo siberiano affronta una vicissitudine causa di forti emozioni. Musicalmente, il brano costruisce scenari gioviali, pur non disdegnando l’istrionismo insito nel sound del gruppo. Siberian Kathru è un brano particolarmente evocativo, eppure è una delle canzoni più sottovalutate degli Yes.

1) South Side Of The Sky

Tratto da Fragile, del 1971, South Side Of The Sky è un brano straordinario. Il potente soffio del vento accompagna l’ascoltatore sin dai primi secondi. La strumentale tesse, sin dal principio, atmosfere affascinanti ed impegnate. I cambi di tempo costanti, misti alle linee melodiche degli strumenti, particolarmente articolate, contribuiscono al climax psicotico della canzone. South Side Of The Sky è un brano istrionico, madido di sfaccettature straordinariamente orchestrate in modo da tenere l’ascoltatore col fiato sospeso fino all’ultimo istante.

 

 

 

 

 

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Claudio Pezzella, studente in culture digitali e della comunicazione. Appassionato dell'arte in tutte le sue sfumature,alla costante scoperta di nuove frontiere culturali. Chitarrista e compositore polistrumentista impegnato in progetti progressive metal.