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Linkin Park: cosa pensarono la prima volta che ascoltarono la voce Chester Bennington?

Come accade molto spesso nel mondo della musica, quando uno o più membri di una determinata band vengono a mancare per gli altri componenti è molto difficile -se non impossibile- andare avanti. Certo, ci sono anche casi di gruppi che hanno saputo rinascere dalle proprie ceneri o, ancora, di artisti che hanno trovato la forza di rialzarsi e fondare una nuova band (come ad esempio Dave Grohl dei Nirvana che anni dopo la morte di Kurt Cobain ha avuto la forza di riprendersi e rifondare una nuova band). Il discorso fatto all’inizio vale poi anche per i Linkin Park che, dopo la morte del frontman Chester Bennington, non sono mai riusciti a riprendersi completamente. In questo articolo vogliamo ritornare al primo vero incontro tra Chester Bennington e il resto della band.

Linkin Park: cosa pensarono la prima volta che ascoltarono la voce Chester Bennington?

I due co-fondatori dei Linkin Park –Mike Shinoda e Brad Delson– in una recente intervista sono tornati a parlare delle prime impressioni sul loro amico e frontman Chester Bennington. In particolar modo i due artisti hanno ricordato la prima volta che lo hanno sentito cantare:

“L’ho detto sin dal primo momento: lui è quello giusto! -ha spiegato Brad Delson- la prima registrazione che ho sentito è stata ‘Picturboard’ e ricordo di aver detto ‘hey che ne pensi di questo ragazzo? ci ha appena inviato questa demo’ e ascoltandola poi abbiamo quasi pianto dalla gioia, era tipo ‘wow, come ci è riuscito?’. Si sentiva che c’era qualcosa di vulnerabile nella sua voce,ma ci convinse ugualmente e ci siamo detti ‘ok dobbiamo incontrare questo ragazzo’.”

L’opinione di Mike Shinoda

Anche Mike Shinoda ha aperto una lunga parentesi sul suo amico e collega Chester Bennington:

“Eravamo così protettivi tra di noi, nei confronti dell’identità della band e di tutto quello che stavamo facendo. Avevamo già tantissime idee, ma non sapevamo bene come metterle a fuoco, come farle funzionare. E così, quando Chester Bennington entrò nella band, non facevamo altro che parlare del suo talento, della sua voce e di quanto fosse bravo.”

Shinoda ha poi aggiunto: 

“Le prime volte, quando provavamo qualcosa insieme, Chester non sapeva ancora dove orientare la sua voce. Si, insomma, stava ancora cercando di capire che tipo di cantante fosse. Cercava di capire in tutti modi quale stile si adattasse meglio alla band e io sono stato quasi una guida per lui: cercavo di aiutarlo, di indirizzarlo e, alla fine, abbiamo raggiunto quell’identità tanto sperata.”

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Simone Esposito: studente e amante della musica in tutte le sue sfumature. Articolista esperto e aspirante critico musicale. Appassionato di cinema, letteratura e arte (in tutte le sue forme). (es.simone@libero.it)