Lou Reed: le canzoni più belle del leader dei Velvet Underground

Facciamo gli auguri anche a Lou Reed, cantautore, polistrumentista e poeta statunitense.
Il nativo di New York è stata una delle personalità più complesse, ambigue, interessanti e determinanti nel mondo del rock e della musica in generale. Non a caso, Lester Bangs lo ricordava come un artista che “ha dato dignità […] all’eroina, all’anfe, all’omosessualità, al sadomaschismo, all’omicidio, alla misoginia, all’inettitudine e al suicidio”.
Vogliamo ricordare la figura del leader dei Velvet Underground con alcune tra le sue canzoni più belle.

1) Sunday Morning: uno dei brani più famosi dei Velvet Underground, eppure uno dei più incompresi. Estratto dal primo album in studio della band, vede la partecipazione di Nico, che canta i “lalala” finali. Il brano parla di inquietudine e paranoia, due temi che erano stati richiesti alla band da Andy Warhol. Il tutto però è fatto passare sotto una sfera pacata, tranquilla e calma di una musica che addolcisce, e depista dal vero senso del pezzo.

2) Satellite of Love: si tratta di uno dei brani più conosciuti di Lou Reed, estratto, nel 1973, dall’album Transformer. L’album è il secondo da solista dello statunitense. All’inizio, la canzone non ebbe molto successo, ma grazie a numerose ripubblicazioni e greatest hits, è diventato un vero e proprio successo mediatico. La canzone fu scritta quando il cantante era ancora nella band.

3) Heroin: ancora una volta primo album in studio della rock band, 1967. La canzone fu scritta da Lou Reed nel 1964, e parla del controverso rapporto che c’è tra un uomo e l’eroina. L’uomo si perde completamente in essa, considerandola compagna di vita, e ne trae continuamente beneficio.

4) Rock ‘N’ Roll: il brano fu, dapprima, realizzato con i Velvet Underground. Successivamente, in occasione di “Rock ‘n’ Roll Animal”, primo album dal vivo da solista, ebbe modo di ampliarlo. E così, dall’iniziale insuccesso, si passò ad un vero e proprio capolavoro. Ultimo brano dell’album, di dieci minuti, divenne un successo del cantante nella sua carriera da solista.

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5) Perfect Day: torniamo a Transformer, del 1972. L’album fu un vero e proprio successo di Lou Reed, grazie a singoli come “Perfect Day” che contribuirono al suo successo e alla sua grande qualità. Il brano parla ancora una volta dell’amore, visto però dal punto di vista di chi prova il sentimento e tenta di descriverlo. Oltre all’amore, ci sono anche cenni e conflitto interiore e rapporto con le droghe.

6) Walk on the Wild Side: dello stesso album fa parte anche “Walk on the Wild Side”, pubblicato nel 1972 su 45 giri. La peculiarità di uno dei pezzi più famosi di Lou Reed è l’arrangiamento jazz di Mick Ronson. Il brano fa una rassegna essenziale di temi certamente difficili da affrontare al tempo, in modo abbastanza esplicito. Prostituzione maschile, transessualità, uso di droghe, sesso orale.

7) Dirty Blvd: brano estratto dal quindicesimo album in studio del leader dei Velvet Underground, New York. Protagonista della canzone è Pedro, rappresentante di una società di poveri che si oppone a quella, invece, rappresentata dai ricchi. Pedro ha 9 fratelli e vive in una casa fatta di cartone e fogli di giornale.

8) Vicious: ancora una volta Transformer. Vicious è un brano che ha un aneddoto particolarissimo che la riguarda. Secondo la rivista Rolling Stone, il brano è ispirato a una richiesta di Andy Warhol, che chiese a Lou Reed un brano che si intitolasse “vizioso”, specificando “vizioso come se ti colpissi con un fiore”.

9) Romeo Had Juliette: anche questo brano è tratto dall’album New York, di Lou Reed. Ci piace, in questo caso, non parlare del meraviglioso pezzo del leader dei Velvet Underground, ma sottolineare due versi stupendi: “… The perfume burned his eyes, holding tightly to her thighs / and something flickered for a minute and then it vanished and was gone.”

10) Pale Blue Eyes: compare nel terzo album in studio della band psichedelica, del 1969. Il brano è stato scritto e composto dal cantante statunitense e si tratta di una canzone d’amore. Quest’amore è tutto rivolto al primo amore adolescenziale dell’artista, Shelley Albin, con la quale ebbe una relazione. A dire il vero, il colore degli occhi della ragazza era marrone, ma per questioni metriche decise di farli diventare blu, almeno nella canzone.

di Bruno Santini (Nefele)

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Studente e amante del rock 'n' roll in tutte le sue definizioni. Esperto articolista specializzato in diverse testate di attualità e news. Abile nello spaziare - nell'ambito del rock - tra notizie di attualità, curiosità e aneddoti (riguardanti band, artisti, album o singole canzoni) fino a classifiche di vario genere.