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Lou Reed, la storia di come è nato il brano ‘Perfect Day’

Lewis Allan ‘Lou’ Reed è stato uno dei più grandi artisti che la musica abbia mai conosciuto, una vera e propria colonna portante del genere rock. Stimato ed apprezzato sia per i suoi lavori da solista che per i progetti portati avanti con John Cale e i Velvet Underground, Reed ha scritto pagine indelebili nella storia della musica e, oggi, siamo qui per omaggiare ancora una volta la sua figura. In particolar modo in questo articolo vogliamo soffermarci su uno dei brani più iconici di Lou Reed: Perfect Day.

Lou Reed, la storia del brano ‘Perfect Day’

Perfect Day è, come dicevamo, uno dei pezzi più celebri -se non il più famoso in assoluto- della discografia di Lou Reed. Pubblicato il 24 novembre del 1972 come lato B di un altro iconico brano del cantautore di New York –Walk on the Wild Side– e come terza traccia dell’album Transformer, Perfect Day raggiunse una certa popolarità soprattutto negli anni novanta, questo grazie a numerose citazioni in celebri film come Trainspotting -del regista Danny Boyle- spot pubblicitari e cover (come quella proposta dai Duran Duran).

Sicuramente avrete sentito parlare di questo fantastico brano di Loud Reed, ma vi siete mai chiesti come e quando è nato? Oppure, ancora, chi ha ispirato il cantautore statunitense per la stesura del testo?

La passeggiata al Central Park e tutti i possibili significati del testo

A quanto pare sembra proprio che Lou Reed scrisse Perfect Day dopo una lunga passeggiata in uno dei parchi principali di Manhattan -il Central Park– insieme alla sua fidanzata nonché futura moglie Bettye Kronstad. Molto spesso il testo del brano è stato interpretato come una sorta di descrizione di un amore passato, con qualche allusione ai conflitti interiori del cantautore e dei suoi problemi con le droghe.

Altri, poi, hanno trovato in Perfect Day vari riferimenti ad amori passati e, sempre secondo loro, la frase “You’re Going to reap just what you sow” altro non è che una riflessione dell’artista sugli errori commessi in passato. Qualcuno, poi, ha interpretato queste parole come una metafora della tossicodipendenza, una sorta di riflessione sull’uso dell’eroina come annientamento di sè stessi. C’è da dire, però, che probabilmente questa interpretazione è semplicemente frutto del collegamento tra la canzone e la scena di Trainspotting in cui Mark Renton va in overdose.

In qualsiasi chiave la si voglia leggere, in conclusione, Perfect Day nasconde un velo di malinconia. Un velo di dolcissima malinconia.

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Simone Esposito: studente e amante della musica in tutte le sue sfumature. Articolista esperto e aspirante critico musicale. Appassionato di cinema, letteratura e arte (in tutte le sue forme). (es.simone@libero.it)