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Lucio Battisti, La storia di Mi ritorni in mente

Mi ritorni in mente
Bella come sei
Forse ancor di più
Mi ritorni in mente
Dolce come mai
Come non sei tu
Un angelo caduto in volo
Questo tu ora sei
In tutti i sogni miei
Come ti vorrei
Come ti vorrei.
Chi non ha mai ascoltato almeno una volta queste parole? Si tratta dell’incipit e contemporaneamente del ritornello di una delle canzoni più famose di Lucio Battisti. Mi ritorni in mente è un brano romantico, dolce, nostalgico, magnetico che ha incantato moltissimi ascoltatori. Sono tanti i brani d’amore e romantici che hanno fatto emozionare il pubblico di Battisti, ma questo segna un primo grande successo ed una riconferma fondamentale nella sua carriera. Scopriamo la sua storia.
La storia di Mi ritorni in mente 
Il brano trae le sue origini da una canzone che Lucio Battisti aveva scritto nel 1965, prima di conoscere Mogol con cui, come sappiamo, instaurerà un rapporto di amicizia ed una proficua collaborazione. Il titolo era Non chiederò la carità, ma quando i due si conobbero poi venne riscritta totalmente. Non è mai stata incisa anche se è possibile ascoltare un momento in cui Battisti la esegue con voce e chitarra, ma la vera versione famosa è quella con il testo riscritto da Mogol: Mi ritorni in mente. Fu lui a dare al brano quell’impronta così nostalgica e sognante e quella intensità delle parole che la voce di Battisti ha fatto brillare. Così, il brano così riscritto uscì il 14 ottobre del 1969 come lato A del singolo a 45 giri Mi ritorni in mente/7 e 40.

Il significato della canzone

Per quanto ci possa sembrare un testo dal profondo romanticismo, in realtà il singolo è profondamente triste. Descrive un uomo che pensa alla sua ex amata, perfino più bella di quanto sia stata e come un angelo caduto in volo ella si annida nei suoi sogni e nei suoi pensieri. La rivorrebbe con sé, ma poi questo attimo di forte tenerezza viene interrotto da un brutto ricordo: il momento in cui è tutto finito tra loro, quando lei gli chiese chi fosse un uomo che aveva visto mentre ballavano. In un secondo quel momento di dolce nostalgia diventa un dolore enorme e si paragona quell’istante alla morte.

Ma c’è qualcosa che non scordo
C’è qualcosa che non scordo
Che non scordo
Quella sera
Ballavi insieme a me
E ti stringevi a me
All’improvviso
Mi hai chiesto “lui chi è?”
“Lui chi è?”
Un sorriso
E ho visto la mia fine sul tuo viso
Il nostro amor dissolversi nel vento
Ricordo, sono morto in un momento. 
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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna, studentessa di Editoria e Scrittura alla Sapienza. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical. (Domande e proposte: silviargento97@gmail.com)