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Mark Lanegan: “mi sento ancora in colpa per la morte di Kurt Cobain”

Mark Lanegan, ex leader degli Screaming Trees e figura chiave del movimento grunge, è recentemente tornato a parlare della sua profonda amicizia con Kurt Cobain, aprendo anche una lunga parentesi sulla sua morte. L’ex frontman dei Nirvana è deceduto il 5 aprile del 1994 e, Mark Lanegan, ha confessato che avrebbe potuto fare molto di più per lui.

L’amicizia tra Mark Lanegan e Kurt Cobain

Il cantante di Ellensburg oggi ha 55 anni ed è pulito da una ventina. Ha una moglie, una bella casa e una vita abbastanza regolare. In passato, però, non sono certo mancate le follie e gli eccessi, legati soprattutto all’uso di droghe. Mark Lanegan sa benissimo di aver vissuto una vita al limite e, oggi, è grato di essere ancora vivo e di aver superato tutto. C’è, però, una cosa di cui ancora si pente molto: non aver aiutato Kurt Cobain in un momento di difficoltà. A spiegarlo è stato lo stesso Lanegan, durante una recente intervista per Rolling Stone:

“Io e Kurt eravamo amici prima ancora che diventasse famoso, anzi, all’epoca era io quello famoso! Che avesse un talento straordinario l’ho capito nel momento esatto in cui l’ho visto esibirsi per la prima volta nella Public Library di Ellensburg. Sapevo che Kurt Cobain nascondeva qualcosa di speciale e, alla fine, sono contento che anche il resto del mondo l’abbia capito.”

Mark Lanegan, però, si sente ancora in colpa per non aver risposto ad una chiamata di Kurt Cobain, ricevuta proprio il 5 aprile, poco prima che morisse:

“Forse vi sembrerà strano ma quando un tossicodipendente perde un amico comincia a farsi ancora di più. Io e miei amici continuavamo a farci, anche se sentivamo che ci mancava qualcosa. Quando un tuo amico muore in quel modo cominci a pensare che non vuoi finire anche tu così e invece no, i tossicodipendente se possibile cominciano a farsi ancora di più.”

La confessione dell’ex Screaming Trees

Lanegan oggi deve fare i conti con la sua coscienza e, in cuor suo, sa benissimo che avrebbe potuto fare molto di più per quell’uomo così fragile e incompreso:

“Dopo la morte di Kurt Cobain ricordo di aver pensato: “ma che razza di amico sono stato?” Lui mi stimava molto e, anche se faceva finta di non saperlo, conosceva benissimo la mia situazione. Ammetto che avrei potuto essere una guida migliore per lui. E invece ero proprio uno di quelli che procurava la droga alle persone famose come lui che non potevano esporsi troppo. Per me è una cosa ancora oggi difficile da digerire: avrei potuto comportarmi meglio, eppure non l’ho fatto.”

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Simone Esposito: studente e amante della musica in tutte le sue sfumature. Articolista esperto e aspirante critico musicale. Appassionato di cinema, letteratura e arte (in tutte le sue forme). (es.simone@libero.it)