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Metallica: Kirk Hammett “ecco come è stato esibirsi in un carcere statunitense”

Qualche giorno fa, il 5 giugno per la precisione, è stato l’anniversario dell’ottavo album in studio dei Metallica: St. Anger”, il primo senza il bassista Jason Newsted. Il singolo omonimo presente in questo disco della band statunitense presenta un video piuttosto interessante e girato in una prigione. Sull’esperienza, si è soffermato recentemente il chitarrista della band, Kirk Hammett.

Il video del brano “St Anger”

Kirk Harmett, intervistato dalla rivista inlgese Kerrang!, ha aperto una lunga parentesi sul video del singolo “St. Anger”, girato nel 2003 nella prigione statale di San Quintino, in California.

“Beh devo ammettere che c’era un bel po’ di tensione nell’aria. Insieme a noi c’erano anche alcune donne a cui, per ragioni di sicurezza, non era permesso accedere a determinate aree della prigione.Ha ammesso il chitarrista ricordando l’esperienza, aggiungendo: “Ad un tratto uno dei detenuti mi urlò “Hey Kirk, lo sai che conosco tua madre?”, io mi girai e gli risposi: “Come scusa?” e lui: “Si, credimi, le tagliavo il prato”. Alla fine quell’uomo conosceva metà del quartiere in cui abitavo da piccolo e subito mi è venuto da pensare ‘beh forse qui dentro conosco più gente di quanto potessi immaginare.”

È, in effetti, un video molto singolare quello girato nella prigione statunitense dai Metallica, e diretto dai fratelli Malloys, per il brano “St. Anger.” Naturalmente anche in questa occasione la band capitanata da James Hetfield ha dimostrato ancora una volta di avere fan praticamente ovunque.

“Tutti i detenuti erano a dir poco entusiasti della nostra presenza -ha aggiunto il chitarrista Kirk Hammett- e, soprattutto, apprezzarono molto il fatto che in qualche modo potevamo farli prendere una boccata d’aria, farli distrare almeno per un po’.”

Il regalo fatto a Kirk Hammett da una guardia del carcere

Stando alle parole di Kirk, quindi, la situazione nel carcere non era così tesa come avevano immaginato e, addirittura, in quell’occasione il chitarrista ha ricevuto perfino un regalo da una delle guardie presenti nel carcere:

“Ho ricevuto questo oggetto molto carino da uno dagli agente. In pratica era una rivista: c’eravamo noi in copertina e soprattutto in stampatello c’era il nome “Richard Ramirez”, il killer anche noto come Night Stalker. La cosa interessante è che Richard si trovava proprio in quella prigione, proprio durante il nostro show! Purtroppo non ha potuto vederci ma solo ascoltarci, perché era chiuso chissà dove in quella prigione. Ad ogni modo io ho ancora quella rivista, è un bel cimelio da conservare.”

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Simone Esposito: studente e amante della musica in tutte le sue sfumature. Articolista esperto e aspirante critico musicale. Appassionato di cinema, letteratura e arte (in tutte le sue forme). (es.simone@libero.it)