gtag('config', 'UA-102787715-1');

Metallica: l’infinita guerra contro il file sharing di Napster

Nel corso degli ultimi anni, l’ascolto della musica ha vissuto una serie di cambiamenti notevoli grazie all’avvento di metodi digitali. Internet ha fatto in modo che i nostri acquisti musicali si evolvessero in maniera notevole, soprattutto tramite lo streaming online. Anche i Metallica hanno fatto in modo che la situazione si trasformasse, intraprendendo una vera e propria guerra legale contro Napster, un servizio di file sharing molto in voga agli inizi degli anni 2000. Ecco come andò il contenzioso.

Lo scenario della battaglia legale

Tra il 1999 e il 2000, Napster regnava nel panorama della condizione di file di ogni tipo. Questo sito Internet consentiva ai suoi utenti di scaricare file tramite un collegamento rapido a server remoti. Erano gli stessi utenti ad interagire tra loro per scambiarsi i file. Il sito sarebbe stato chiuso nel 2001 in seguito alle disposizioni di un giudice, per poi riaprire in una versione ripulita a pagamento. Ad ogni modo, Napster era il primo simbolo della pirateria musicale, con la chance di scaricare canzoni e interi album senza alcun copyright. Diede così vita ad una lunga serie di polemiche, delle quali furono protagonisti anche i Metallica in prima persona.

Perché i Metallica affrontarono i Napster

Quando si viene colpiti nel profondo, bisogna reagire con tutti i mezzi a propria disposizione. Un discorso valido anche per le icone metal dei Metallica, che sono state alle prese con il successo globale di I Disappear, brano inserito nella colonna sonora del film Mission: Impossibile II. Il demo di questa canzone fu caricato, guarda caso, su Napster. Il gruppo statunitense non reagì assolutamente bene alla scoperta e si rese conto che, sulla piattaforma, erano stati aggiunti anche tutti gli altri loro pezzi. Partì subito una denuncia, dovuta alla creazione di un “intero business basato sulla pirateria, sfruttando alcune università che hanno favorito lo schema anche se in grado di bloccarlo”.

Un risarcimento clamoroso

Metallica decisero di partire all’attacco e chiesero un risarcimento pari a 10 milioni di dollari. Elencarono oltre 300 mila utenti che avevano pubblicato file illegali, per un totale di più di 50 mila pagine. Napster si sentì coinvolta in un vero e proprio ciclone e fu costretta ad accettare ogni condizione, travolta da accuse pesanti come la violazione dei diritti d’autore e di alcune leggi statunitensi in materia criminale, oltre all’utilizzo non legale di interfacce digitali audio. La piattaforma avrebbe così perso buona parte della sua forza propulsiva e fu costretta a modificare il proprio programma di condivisione. La situazione peggiorò ulteriormente in seguito ad un’altra denuncia da parte di un team di case discografiche, che fece chiudere altri 230 mila account. Fu la morte definitiva per Napster, che oggi funge solo a pagamento.

La trasformazione definitiva della musica mondiale

Dall’avvento e dalla fine repentini di Napster, la musica mondiale ha vissuto una trasformazione clamorosa. Come già detto in precedenza, il digitale è stato definitivamente liberalizzato. Tuttavia, la contesa legata al copyright non è stata ancora risolta e le band indipendenti ed emergenti fanno ancora molta fatica a guadagnare la giusta somma di denaro per i brani da loro realizzati. Il mercato musicale continua a vivere una fase di profonda crisi, che neanche la causa dei Metallica è riuscita a mitigare.

Share

Giornalista pubblicista, blogger, articolista e copywriter, talvolta anche guardia giurata, diplomato al Liceo Linguistico. Appassionato di scrittura, sport, tecnologia e soprattutto musica. Rock'n'Roll prima di tutto, ma spazio tra vari generi e mi piace raccontarli a modo mio. (raffaele-sarnataro@libero.it)