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Michael Jackson, La storia della canzone più personale del re del pop

Michael Jackson è uno degli artisti più importanti del panorama musicale mondiale. Le sue canzoni vengono ricordate soprattutto per la componente musicale e coreografica, essendo come sappiamo un ballerino dall’incredibile talento. Tuttavia, alcuni testi delle sue canzoni sono davvero illuminanti sulla sua persona. Jackson ha scritto diverse canzoni mettendo se stesso in esse, la sua storia, le sue frustrazioni ed anche le sue soddisfazioni. Infatti, la vita di Michael Jackson non è stata mai tranquilla. Fin da bambino ha dovuto intraprendere la carriera artistica, vivendo male la sua fama anche a causa dei media. Con il tempo, infatti, i giornali si sono scagliati contro di lui, anche prima delle famose accuse di pedofilia, prestando attenzione agli aspetti eccentrici della sua personalità. Una delle risposte e dichiarazioni principali di Michael Jackson è Childhood, che definì la sua canzone più autobiografica e personale. Parlare di questo brano proprio oggi è molto adeguato, considerato che il 20 Novembre è la Giornata universale dei diritti dell’infanzia.

Childhood, la confessione di Michael Jackson

Childhood fa parte dell’album HIStory: Past, Present and Future – Book I. Venne usata come colonna sonora del film Free Willy 2. Il testo è autobiografico, come spiegò lo stesso cantante in un’intervista con Ed Bradley disse:

Se volete davvero conoscermi, c’è una canzone che ho scritto, la più sincera che abbia mai creato. La canzone più autobiografica che io abbia mai scritto. Si chiama Childhood. La gente dovrebbe ascoltarla se vuole comprendermi davvero. È quella che dovrebbero davvero ascoltare.

La canzone parla quindi del dramma che Jackson ha vissuto tutta la vita: la perdita dell’infanzia a causa della sua fama e del suo lavoro. Ha cercato più volte di ritrovarla, andando ad abitare al parco di Neverland e con azioni che spesso sono state etichettate come “eccentriche”. Fino alla fine dei suoi giorni, Jackson si è comportato come un eterno bambino, che si arrampicava sugli alberi, giocava, cercava quella spensieratezza che forse non aveva mai potuto avere. Proprio su un albero ha composto Childhood, sul così detto giving three, l’albero donatore di Neverland, chiamato in quanto proprio su quell’albero ha composto diverse sue canzoni.

“Prima di giudicarmi, prova ad amarmi”

People say I’m not okay, ’cause I love such elementary things, It’s been my fate to compensate, For the childhood, I’ve never known“.

Il re del pop con questa canzone spiega come, malgrado alla gente le sue azioni possano sembrare eccentriche e strane, sono fatte per compensare quell’infanzia che ha perduto. Il cantante ha sempre dichiarato che proprio per questa sua voglia di essere bambino anche da adulto, si è sempre rivisto nel personaggio di Peter Pan. Proprio a Le avventure di Peter Pan si ispira il videoclip di Childhood, in cui Michael Jackson semplicemente seduto in mezzo alla natura racconta il suo più grande dramma.

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna, studentessa di Editoria e Scrittura alla Sapienza. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.