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Morte di Jimi Hendrix: le misteriose ultime ore del chitarrista

La morte di Jimi Hendrix: un mistero ancora non svelato

Era il 18 settembre del 1970 quando ci fu la morte di Jimi Hendrix all’interno del suo appartamento. Due giorni prima c’era stata la sua ultima apparizione pubblica, nella capitale inglese: aveva tenuto una jam session con Eric Burdon e la band War. Un grandissimo talento, forse il più grande chitarrista di tutti i tempi. I pensieri, quelle che in inglese vengono definite sliding doors e tanti interrogativi. Che cosa avrebbe potuto fare ancora? Quale sarebbe stato il suo contributo alla musica?

Erano le 11 e 45 quando il suo corpo, ormai esanime, fu trasportato all’interno dell’ospedale St. Mary Abbot’s di Kensington. La morte viene dichiarata un’ora dopo: la morte di Jimi Hendrix è avvenuta per soffocamento. Sotto effetto di barbiturici, lo statunitense è morto per essere stato soffocato dal suo stesso vomito. A 48 anni dalla sua morte sono ancora tanti i misteri che riguardano la sua scomparsa, soprattuto le ultime ore di vita.

Il ruolo chiave di Monika Dannemann

Il personaggio chiave dell’intera vicenda è sicuramente Monika Dannemann. Risulta essere molto difficile ricostruire tutte le fasi che hanno portato alla morte del chitarrista statunitense; alla luce delle testimonianze della donna – sua fidanzata in quei giorni – sono stati offerti molti elementi, ma la luce in fondo al tunnel non è ancora visibile.

La donna era un ex pattinatrice dell’allora Germania dell’Est, che aveva convinto Hendrix a tenere la camera nel Cumberland Hotel di Kensington (pur non soggiornandoci) e di tornare nel suo appartamento, a Londra. Fu proprio nell’appartamento che la donna scattò delle foto a Jimi, che imbracciava la sua Stratocaster“Si tratta di una trentina di istantanee. Jimi le voleva utilizzare per la copertina del nuovo album”, disse la donna.

Quello stesso pomeriggio i due passeggiarono per la città, facendo compere e incontrando vecchie fidanzate di lui. Dopo aver trascorso qualche ora a casa di amici (dove cenano) la donna inizia a fare scenate di gelosia, e Hendrix decise che era il momento di andarsene. 

Le misteriore ultime ore del chitarrista statunitense

Da quel momento in poi la narrazione si fa più complessa. Ciò che è certo è che il chitarrista si sia recato alla festa di Peter Cameron, dove c’erano anche Devon Wilson e Angie Burdon. Lì prese una grande quantità di amfetamine, riscontrate nel sangue nell’esame tossicologico. Monika Dannemann dichiarerà, poi, che il suo fidanzato ha preso semplicemente dei tranquillanti. La testimonianza non è del tutto falsa, ma le sostanze assunte dallo statunitense hanno funzione di tranquillante se assunte in piccolissimo dosaggio. Jimi ne assunse addirittura nove pasticche.

La donna stessa ha, poi, dichiarato di aver parlato con Jimi fino alle 7 del mattino: i due si sono poi addormentati in letti separati. Alle 1o l’ha trovato annegato nel vomito e – dopo aver parlato con Eric Burdon a telefono – ha chiamato un’ambulanza. La causa della morte del chitarrista dovrebbe essere stata il cocktail di alcol, amfetamine e barbiturici. Ma non è dello stesso avviso la tedesca, che ha sempre accusato Kathy Etchingham. 

 

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Studente e amante del rock 'n' roll in tutte le sue definizioni. Esperto articolista specializzato in diverse testate di attualità e news. Abile nello spaziare - nell'ambito del rock - tra notizie di attualità, curiosità e aneddoti (riguardanti band, artisti, album o singole canzoni) fino a classifiche di vario genere.