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Muddy Waters, il ricordo del padre del blues precursore del rock

Il 30 aprile del 1983 ci ha lasciato un autentico maestro della musica mondiale. Stiamo parlando di Muddy Waters, autentico padre del blues considerato da esperti e appassionati tra gli artisti più importanti della storia. È anche grazie al suo genio che oggi è possibile parlare delle mille sfaccettature della musica rock, sia per quanto riguarda il canto, sia per ciò che concerne le sue abili doti di chitarrista.

Le origini del mito

Muddy Waters nasce con il nome di battesimo di McKinley Morganfield il 4 aprile 1913 a Rolling Fork, nello Stato americano del Mississippi. Fin da piccolo la nonna gli affibbia il soprannome che lo ha reso famoso, traduzione di acque fangose, perché gli piace giocare nelle acque fangose delle pozzanghere. Figlio di un contadino, dopo la morte della madre si trasferisce dalla nonna e inizia a suonare l’armonica e la chitarra

La sua passione per la musica non gli basta per vivere e viene costretto a lavorare in una piantagione di cotone, quando la schiavitù è ancora legale nel sud degli Stati Uniti per i neri. Nel frattempo non si arrende, studia musica grazie al violinista e chitarrista Son Slims e decide di trasferirsi a Chicago, autentica patria del blues. Dopo aver fatto amicizia con artisti del calibro di Tampa RedSonny Boy Williamson, firma il suo primo contratto con la casa discografica Chess e forma una band che, a poco a poco, riceve numerosi consensi.

Un successo davvero fulminante

La prima registrazione di Muddy Waters insieme alla sua band risale al 1950 con il brano Rollin’ Stone. Secondo molti, l’artista ha cambiato la storia della musica proprio grazie a questo capolavoro blues, ispirato ad un proverbio del drammaturgo romano Publilio Sirio che afferma: “Una pietra rotolante non raccoglie muschio”. Non a caso, proprio da questa stessa ispirazione sono nati i Rolling Stones. Tre anni dopo, il complesso impreziosito dall’armonica di Little Walter, dalla chitarra di Jimmie Rogers, dalla batteria di Elga Edmonds e dal piano di Otis Spann ottiene il successo definitivo.

Col passare degli anni, usciranno singoli del calibro di Hoochie Coochie ManI Just Want to Make Love to YouI’m Ready e tanti altri. Gli anni ’50 vengono così dominati da Waters e la sua band considerata come la migliore in assoluto dell’epoca. Nel 1958, Muddy Waters sbarca anche in Inghilterra e si fa apprezzare grazie ad uno stile fuori dal comune, da lasciare senza fiato. Negli anni successivi, si confermerà grazie a successi come Mannish BoyTrouble No MoreDon’t Go No Farther I’m Ready. Muddy morirà, come già detto, il 30 aprile 1983. Lo farà nella sua abitazione di Westmont, alle soglie del suo 70esimo compleanno e durante il sonno, lasciando un’eredità davvero straordinaria alla musica in tutte le sue forme.

L’influenza di Muddy Waters per la musica mondiale

Gli effetti di Muddy Waters sulla musica mondiale non si fermano neanche al momento della sua morte. Al suo funerale prendono parte numerosi musicisti blues e non solo. Una strada di Chicago viene a lui dedicata due anni dopo l’addio. La sua influenza su numerosi generi musicali è davvero fuori da ogni discussione. Dall’r&B al rock ‘n’ roll, dal jazz al country, senza dimenticare il folk e l’hard rock, viene considerato un autentico esempio da seguire.

Come già accennato in precedenza, i Rolling Stones hanno assunto la loro denominazione proprio grazie a lui. Jimi Hendrix lo ha definito come il “primo chitarrista che mi impressionò da bambino”, così come Eric Clapton, gli AC/CD, i Beatles e i Led Zeppelin non hanno mai nascosto la loro predilezione nei suoi riguardi. Straordinario è anche l’omaggio che B.B. King ha rivolto a Waters in occasione di un’intervista rilasciata a Guitar World: “Dovranno passare tanti anni prima che la gente capisca quanto sia stato grandioso per la musica americana”. E, a quanto pare, anche per la musica mondiale.

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Giornalista pubblicista, blogger, articolista e copywriter, talvolta anche guardia giurata, diplomato al Liceo Linguistico. Appassionato di scrittura, sport, tecnologia e soprattutto musica. Rock'n'Roll prima di tutto, ma spazio tra vari generi e mi piace raccontarli a modo mio. (raffaele-sarnataro@libero.it)