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Nirvana, la vera storia di come è nata Smells Like Teen Spirit

“Kurt smells like Teen Spirit”. Che significato vi leggereste se foste una delle icone della vostra generazione? Se le vostre idee e le vostre parole avessero innescato un movimento rivoluzionario senza precedenti? Probabilmente quello che pensò Kurt Cobain vedendo quella scritta sul muro della propria camera d’albergo. L’aveva scritto una sua amica – Kathleen Hanna – musicista nelle Bikini Kill. “Lo presi come un complimento” dirà il frontman dei Nirvana in Come As You Are: The Story of Nirvana. Ma – in effetti – fu tutto frutto di un errore. E così Smells Like Teen Spirit nacque da un’incomprensione.

Il Grunge diventa mainstream

Negli anni ’90 – in una piccola enclave dello stato di Washington, nella città di Seattle – vede la luce un movimento sotterraneo, che nasce nei garage e nei piccoli locali del posto. Ragazzi con jeans strappati, scarpe di tela e camicie a quadri che gridano – con voce graffiata – il proprio male di vivere e la propria insofferenza alle pressioni e agli schemi stereotipati della società circostante. Per quanto la volontà fosse tanta e la musica cercasse un varco nel mondo esterno, probabilmente nessuno si aspettava davvero che uscisse dalla nicchia di Seattle. Eppure successe. E fu tutto merito di Kurt Cobain e dei suoi Nirvana. Fu merito soprattutto di una canzone. “Volevo scrivere il pezzo pop definitivo” aveva detto Cobain prima di dare alla luce Smells Like Teen Spirit. E – nonostante i dubbi di Novoselic e Grohl e i successivi ripensamenti dello stesso autore – quel brano sarà destinato a diventare l’inno degli anni ’90.

L’origine di Smells Like Teen Spirit

Agosto 1990, Olympia, Washington. Tobi Vail e Kathleen Hanna – entrambe membri del gruppo Bikini Kill – stanno facendo spesa in un negozietto del centro. La Vail è l’attuale ragazza di Kurt Cobain – cantante dei Nirvana e già sulla cresta dell’onda nell’ambiente Grunge underground. Cobain e soci hanno debuttato infatti – solo un anno prima – con il ruvido e strillato Bleach. Ma il successo globale è dietro l’angolo. Lo sguardo di entrambe cade su un deodorante dal nome curioso “Teen Spirit”. “Voglio dire, chi chiamerebbe un deodorante Teen Spirit? – dirà Hanna in un’intervista del 2016 – Che odore ha uno spirito giovane? Quello di uno spogliatoio? Tipo erba mista a sudore? Come l’odore di quando getti in aria i capelli ad una festa?”. La ragazza trova la soluzione. Kurt Cobain ha quell’odore. Così la sera stessa – dopo una manciata di drink – scrive sul muro della camera d’albergo: “Kurt Smells Like Teen Spirit”.

Dalla scritta alla canzone

“Pensai che fosse un complimento – dirà Kurt Cobain a proposito della scritta – Pensai che era la reazione ad una conversazione che avevamo avuto, ma voleva dire, in effetti, che avevo l’odore del deodorante. Non seppi della sua esistenza fino a qualche mese dopo aver scritto il pezzo”. Il cantante dei Nirvana e Hanna avevano discusso della rivoluzione giovanile, della necessità di svegliare i propri coetanei, di smuoverli dalla loro apatia. Così Cobain prende quella scritta come un segno e compone Smells Like Teen Spirit. Vi mette tutto. La recente rottura con Tobi Vail, il desiderio di scrivere “la canzone pop definitiva”, il disprezzo per l’appiattimento ideologico e culturale che vede intorno a sé. Kurt Cobain vorrebbe chiamare il pezzo Anthem ma – dato che le Bikini Kill hanno già in repertorio un titolo identico – chiede ad Hanna il permesso di sfruttare il frutto dell’ispirazione di quella serata alcolica.

Il successo dopo i dubbi

Quando Kurt Cobain porta in studio Smells Like Teen Spirit, Novoselic e Grohl non ne sono molto entusiasti. Il bassista – dopo aver sentito il riff e il coro – li bolla come “ridicoli”. Anche Cobain non ne è pienamente convinto. Novoselic suggerisce allora di rallentare il ritmo, abbassare i toni e lasciare più spazio alla batteria di Dave Grohl. Il risultato finale è un pezzo che echeggia molto i Pixies – gruppo proto-grunge al quale Cobain guarda con ammirazione. Smells Like Teen Spirit debutta a Seattle, il 17 Aprile del 1991. Quando – settimane dopo – i Nirvana si trovano a doverlo registrare su Nevermind, il pezzo è già troppo mainstream per i loro gusti. Vorrebbero In Bloom come brano di punta del disco, ma l’etichetta discografica non sente ragioni. L’uscita ufficiale è un successo, il videoclip diventa iconico e memorabile e tutto il resto è storia. 

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Giulia Prosperini, classe 1993, laureata in Lingue e Letterature Straniere. Tante passioni, tra cui la musica e il rock 'n roll. Esperta del mondo Grunge, i Pearl Jam e i gruppi storici di Seattle. Scrittrice per vocazione e per hobby, specialista di recensioni e curiosità, capace di spaziare dalla cronaca all'aneddoto, dagli approfondimenti alle ultime news del mondo della musica.