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Pearl Jam: Le 5 canzoni più tristi della band

Formatisi a Seattle nel 1990, i Pearl Jam si sono resi protagonisti, accanto ad altre band di straordinario spessore come Nirvana e Soundgarden, di una rivoluzione sonica che ha portato allo stravolgimento totale dei paradigmi posti alla base dell’industria musicale della loro epoca. Negli anni ’90, infatti, la corrente giovanile e sovversiva del Grunge riportò in auge i valori che avevano reso grande il Rock e che, per tutti gli anni ’80, sembrarono eclissati dagli imperversanti fenomeni dell’ Hair e del Glam Metal. In ogni caso, la rivoluzione socioculturale portata dal Grunge affonda le radici in pochi semplici asserti. Strumentali esplosive o struggenti, facevano da sfondo a testi dal contenuto lirico elevato o, semplicemente, madidi di rabbia e avversione nei confronti della società stessa.

Non a caso, infatti, il Grunge divenne il simbolo di un’intera generazione di giovani, relegata ad una condizione esistenziale che non gli apparteneva e, costretta a scontrarsi con quella precedente a causa delle costanti incomprensioni. I Pearl Jam si affermarono, ben presto, come un caposaldo della fervente scena statunitense. I testi composti da Eddie Vedder presentavano un profondo lirismo ed un’introspezione disarmante. In questa classifica, vogliamo omaggiare la strabiliante opera dei Pearl Jam, raccogliendo alcune di quelle che, secondo noi, sono le canzoni più tristi della Band di Seattle.

5) Fatal – Lost Dogs (2003)

Il dibattito sul significato del testo di Fatal è, tutt’ora, aperto. Il brano presenta delle lyrics particolarmente profonde. Il tema centrale della ballata, comunque, è la fiducia. Sebbene in molti credano che, nella traccia, Eddie Vedder parli del tradimento di una delle parti all’interno di una relazione, altri credono fermamente che, il cantante, si stia rivolgendo ad un ipotetico dio, senza, però, trovare risposte; gettandolo nella più buia delle incertezze. Comunque sia, il meraviglioso testo di Fatal si erge su una strumentale semplice ed efficace, dominata dalla chitarra.

4) Nothing As It Seems – Binaural (2000)

Scritta dal bassista Jeff Ament, Nothing As It Seems parla della sua stessa infanzia. In particolare, il bassista rivelò, nel corso di un’intervista, di aver sentito l’esigenza di riflettere sui suoi primi anni di vita. Ament ha dichiarato di essersi spesso rifugiato nell’infanzia per scappare dai demoni del suo passato, aggiungendo di aver vissuto in maniera stabile solo una parte dei suoi primi ricordi. Sembrerebbe, infatti, che quando Jeff Ament scrisse Nothing As It Seems, non avesse ancora metabolizzato alcune esperienze traumatizzanti della sua giovinezza.

3) The End – Backspacer (2009)

The End è una ballata struggente composta con l’ausilio di archi e chitarre arpeggiate. Una melodia profonda fa da sfondo ad un testo solenne. Un amore sofferto e osteggiato da un futuro particolarmente incerto. The End venne scritta in soli venti minuti da Eddie Vedder che, all’epoca, si trovava in Spagna. In realtà, i Pearl Jam hanno adottato il concetto di celerità per l’intero album, in ogni caso, The End è senza dubbio una delle canzoni più tristi della band di Seattle.

2) Release – Ten (1991)

Release è uno dei brani più catartici ed introspettivi dei Pearl Jam. Si tratta di una delle prime canzoni scritte da Eddie Vedder per la band. Release si apre con un riff di chitarra di Stone Gossard che, poi, viene accompagnato dal resto della band. L’apporto emotivo con cui è stato composto il brano è dei più profondi. Vedder scrisse Release riflettendo sul dolore che aveva provato quando scoprì che suo padre fosse, in realtà, un patrigno e che, colui che gli aveva dato la vita, fosse morto ben prima che potessero conoscersi.

1) Black – Ten (1991)

L’album di debutto dei Pearl Jam racchiude alcune delle gemme più preziose della formidabile carriera della Rock Band di Seattle, tra queste, Black è sicuramente la più evocativa ed una delle canzoni più tristi che abbiano mai proposto. Ancora una volta, l’introspezione nei testi è profondissima. Black rappresenta il soliloquio di un uomo che ricorda la sua amata perduta dopo essere rimasto con il cuore spezzato. Sebbene i Pearl Jam avessero deciso che, Black, non sarebbe dovuta essere un singolo, si affermò in pochissimo tempo come la traccia di punta del celeberrimo disco.

 

 

 

 

 

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Claudio Pezzella, studente in culture digitali e della comunicazione. Appassionato dell'arte in tutte le sue sfumature,alla costante scoperta di nuove frontiere culturali. Chitarrista e compositore polistrumentista impegnato in progetti progressive metal. (email:claudio190901@gmail.com)