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Perché B.B. King è il miglior chitarrista del mondo?

Nato Riley B. King, il leggendario chitarrista nacque ad Itta Bena, nel Mississipi. Era il 16 settembre del 1925. Cresciuto in tenera età dalla madre e dalla nonna, il piccolo Riley lavorava come contadino percependo paghe misere, pur sostenendo turni estenuanti. Fin da piccolo, King coltivò la passione per il Jazz ed il Gospel, entrando a far parte di un coro per esercitarsi nel canto. Era il 1943 quando il giovane King decise di trasferirsi ad Indianola. Riley esordì come Blues Boy in un’emittente radio di Memphis, in qualità di Disc Jokey. Già dagli anni ’50, B.B. King cominciò ad essere considerato come un artista di spicco nell’ambiente Blues.

Nel 1949, l’incendio di una sala da ballo nell’Arkansas spinse B.B. King a chiamare Lucille le sue chitarre. Il nome con cui le sei corde del leggendario Bluesman vennero, da allora, identificate, proviene infatti da quello della donna per la quale, a seguito di un litigio, due uomini diedero accidentalmente fuoco al locale. Fu nel 1969 che, già all’apice della sua carriera, King rilasciò la sua iconica interpretazione di The Thrill Is Gone di Roy Hawkins, scolpendo in modo indelebile il suo nome nella leggenda.

 Il mitico Bluesman si spense all’età di 89 anni, nella notte tra il 14 e il 15 maggio del 2015. B.B. King è semplicemente un mostro sacro nella storia della musica. Il suo stile, madido d’emozione e, lo spirito indomito che l’ha consacrato all’eternità non hanno bisogno di presentazioni. Ci sono miliardi di ragioni per le cui risulta, semplicemente, ovvio annoverare B.B. King tra i migliori musicisti di tutti i tempi. In questo articolo ne approfondiremo l’iconica tecnica, attraverso la quale ha espresso in musica emozioni fortissime, capaci di percorrere gli echi del tempo, senza subire l’erosione che ne concerne.

La straordinaria tecnica che ha reso B.B. King un chitarrista unico

Il primo punto da prendere in considerazione quando si parla dell’immenso stile chitarristico di B.B. King, è la sua semplicità, nel senso più positivo e, a tratti idilliaco del termine. Ciò che rese unico il modo di suonare di King, infatti, è che, per i suoi assoli, oltre modo espressivi ed intrisi di passione, il leggendario chitarrista prendeva come riferimento pochissime note. Parliamo di 3, o al massimo 4 note, con cui B.B. King riusciva ad esternare al meglio le forti emozioni trasmesse dai suoi brani. Il Blues e, in particolare, la musica di B.B. King divennero, in questo senso, un vero e proprio mezzo di comunicazione emotiva.

Ciò che risalta in modo particolare, in termini tecnici, quando si analizza lo stile di B.B. King, è il suo modo unico di approcciarsi al vibrato. Si tratta di una pratica comune in tutti i suoi straordinari soli. Ciò che rende inconfondibile il vibrato di B.B. King è il fatto che, il chitarrista, non tenesse il manico della chitarra nel palmo della sua mano. Non ancorare il dito, significava fornirgli un range di movimenti più vasto, rendendo più marcato il vibrato.

B.B. King, inoltre, usava spesso approcciarsi ai soli prendendo spunto dalle linee vocali. Questa, è in realtà, una pratica molto diffusa nel mondo del Blues; il flavour incisivo e passionale fornito dai brevi interventi con cui B.B. alternava la sua voce, profonda ed espressiva, a quella della chitarra, però, elevava questa tecnica a livelli di prestigio decisamente inarrivabili. Nei contesti di gruppo, poi, il chitarrista tendeva ad interagire molto con i suoi musicisti, dando alle sue iconiche esibizioni un’atmosfera da Jam Session, attraverso meravigliosi botta e risposta tra gli strumenti, quasi come se, questi, instaurassero un dialogo tra loro.

Il suo modo unico di suonare le scale

La tecnica di B.B. King alla chitarra, è madida di trucchi e sfumature nascoste che, pur passando spesso inosservate anche agli ascoltatori più attenti, contribuiscono nel modo più ampio a rendere il suo stile, praticamente inimitabile. Nelle sue scale, B.B. King era solito approcciarsi ai soli con uno stile concernente al Jazz, nel quale, i chitarristi escono, seppur quasi impercettibilmente, fuori scala. B.B. King condiva le sue manifestazioni solistiche aggiungendo note che, solitamente, non appartengono alle scale di pentatonica minore e maggiore.

La “blue note” che King aggiungeva, ad esempio, alla scala di pentatonica minore, era semplicemente la terza maggiore. Prima di chiudere la scala con la nota dominante, King usava aggiungervi la terza maggiore. I bending microtonali, poi, elevarono i concetti sopracitati ad un livello ancora più alto. La musica diventava la limpida espressione dei sentimenti di B.B. King, grazie a questi tocchi unici, che solo una leggenda avrebbe potuto apportare.

Ciò che, infine, rende interessante come pochi, l’ascolto dell’opera di B.B. King sono, per l’appunto, i tesori nascosti nella sua tecnica chitarristica. King usava spesso saltare alcune note della scala, ponendole in secondo piano in termini di dinamica. Il chitarrista accentuava alcuni passaggi, mettendone in ombra altri. Ascoltando l’assolo di The Thrill Is Gone a volumi più alti, ad esempio, è possibile cogliere queste sfumature istrioniche insite nel suo magnifico playing. Alla luce dei fatti, B.B. King è chiaramente un’istituzione nel panorama musicale moderno; raccogliendo ancora sotto la sua ala protettrice, migliaia di giovani che decidono di approcciarsi allo strumento come, un tempo, hanno fatto coloro che, ad oggi, vengono considerati leggende della musica, come Eric Clapton.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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