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Perché Fabrizio De André è soprannominato “Faber”?

Fabrizio De André è uno dei più importanti cantautori della musica italiana. I suoi testi, che sono approdati anche nelle antologie, sono oggetti di studi accademici. Le sue canzoni sono immortali così come lo è lui. Quando ci riferiamo a questo autore, spesso usiamo un soprannome comodo: Faber, che curiosamente ricorda il cognome d’arte (l’originale è Gaberscik) di un altro cantautore italiano, Giorgio Gaber. In realtà, non si tratta di un soprannome affibbiatogli dalla stampa, bensì da un suo amico piuttosto illustre. Scopriamo perché Fabrizio De André è conosciuto da tutti noi anche come Faber.

Fabrizio De André diventa Faber

Il soprannome gli viene dato da Paolo Villaggio. I due erano, infatti, molto amici ancor prima che De André iniziasse il liceo classico, quindi fin da ragazzini. Sappiamo che Paolo Villaggio scrisse per De André la celebre Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers (nota semplicemente solo come Carlo Martello) e Il fannullone.

Re Carlo tornava dalla guerra
lo accoglie la sua terra
cingendolo d’allor
al sol della calda primavera
lampeggia l’armatura
del sire vincitor
il sangue del principe del Moro
arrossano il ciniero
d’identico color
ma più che del corpo le ferite
da Carlo son sentite
le bramosie d’amor. 

Paolo Villaggio non era ancora un comico né uno scrittore quando incontrò De André, naturalmente, ma aveva già una particolare inventiva. Così, vedendo che il suo amico prediligeva i pastelli e le matite della Faber-Castell decide di soprannominarlo Faber. Naturalmente Villaggio aveva notato anche la somiglianza con il suo nome.

L’amicizia con Paolo Villaggio

I due rimasero amici praticamente per tutta la vita. Gli autori si incontrarono durante il Dopo Guerra, nel 1948 e lo stesso Fabrizio De André descrisse il loro incontro, come riporta Luigi Viva nel libro Non per un dio ma nemmeno per gioco: Vita di Fabrizio De André.

L’ho incontrato per la prima volta a Pocol, sopra Cortina; io ero un ragazzino incazzato che parlava sporco; gli piacevo perché ero tormentato, inquieto e lui lo era altrettanto, solo che era più controllato, forse perché era più grande di me e allora subito si investì della parte del fratello maggiore e mi diceva: “Guarda, tu le parolacce non le devi dire, tu dici le parolacce per essere al centro dell’attenzione, sei uno s….zo”.

L’amico ebbe un ruolo importante nella vita di De André non solo per questo semplice soprannome, ma anche perché lo consigliò in molti momenti della sua vita. Ad esempio, nella scelta della facoltà: come sappiamo il cantautore era molto indeciso ed alla fine optò per giurisprudenza anche grazie al consiglio di Paolo Villaggio (ma anche seguendo l’esempio del fratello). Chiaramente non diventerà mai un avvocato, bensì uno dei nostri più straordinari cantautori.

 

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Laureata in lettere moderne e laureanda in Filologia moderna. Siciliana doc, scrittrice, ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.