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Perché i Litfiba si chiamano così?

La scena rock italiana non sarebbe mai stata la stessa senza i Litfiba. Una energia inconfondibile che li ha fatti imprimere nella mente degli amanti del genere in tutta Italia. Piero Pelù, storico cantante che ha per un periodo deciso di intraprendere la carriera solista, è una delle personalità rock italiane più famose. I Litfiba così come il loro cofondatore vengono influenzati moltissimo dalle atmosfere dark, rock e punk. Queste influenze erano molto presenti a Firenze, città dove si è formata la band. Ma perché i Litfiba si chiamano così? Scopriamo tutto su questo gruppo musicale così particolare e unico in Italia.

Gli esordi ed il nome

Appena diplomato al Liceo Classico, Piero Pelù, che all’epoca ancora si faceva chiamare Pietro, decise di intraprendere un viaggio a Londra perché era affascinato dal mondo punk. Tuttavia, ne rimane deluso e torna nella sua Firenze, per nostra fortuna. Nel 1980 fonda una band con Antonio Aiazzi, Federico “Ghigo” Renzulli, Gianni Maroccolo e Francesco Calamai. Inizialmente questa formazione di cinque componenti, l’originaria per così dire, non avrà un nome, ma dopo si sceglierà quello di Litfiba. Si tratta di un indirizzo telex della sala prove che i Litfiba usavano fin da quando avevano cominciato a suonare: era situata a Firenze in via de’ Bardi numero 32 e allora: “L” (prefisso sistema Iricon), “IT” (Italia), “FI” (Firenze), “BA” (via de’ Bardi). 

La trasformazione in duo

I grandi successi dei Litfiba si distinguono tra La trilogia del potere La tetralogia degli elementi. La prima fase, quella che comprende gli album della trilogia, conserva ancora la formazione originale ed è quella che consacra al successo la band. Comprende i primi tre album: Desaparecido (uscito nel 1985), 17 re (uscito l’anno dopo, il 1986) e Litfiba 3 (uscito nel 1988). Sono tra gli album più importanti della storia del rock italiano. Sul piano compositivo, i testi sono caratterizzati da una critica alla società, alle istituzioni, ma anche da problematiche esistenziali rese con numerose metafore. In seguito varie divergenze faranno sì che la band diventi una sorta di duo: della formazione originale restano Ghigo e Piero, i Litfiba “ufficiali”, ma con loro rimane Antonio Aiazzi, tuttavia solo come collaboratore esterno. La tetralogia degli elementi è quindi il risultato di una collaborazione tra Piero e Ghigo, i quali realizzarono quattro album ispirati ai quattro elementi descritti dal filosofo Anassimandro, da qui il titolo. Ogni album indica un elemento: El Diablo il fuoco, Terremoto la terra, Spirito l’aria e Mondi Sommersi l’acqua. Le tematiche sono ancora una volta incentrate sulla critica politica e sociale, ma anche sui rapporti con le donne, come ad esempio la famosissima Regina di cuori.

Tra separazione e reunion

Dopo l’album Infinito, però, anche i restanti membri si separano a causa di divergenze artistiche: Pelù voleva fondere una nuova etichetta per gestire gli affari della band, Ghigo decise invece di continuare a collaborare con la IRA. In seguito alla separazione, Ghigo mantenne il marchio Litfiba e Pelù intraprese una proficua carriera solista. Per i primi nove anni del 2000, allora, i Liftiba continuarono ad esistere con altri cantanti, come Gianluigi Cavallo, in arte “Cabo”, che milita nella band fino al 2006. Dopo di lui, alla voce i Litfiba hanno Filippo Margheri. Nel 2009 viene poi annunciata a sorpresa la reunion e Piero Pelù torna alla voce. Il duo Pelù-Ghigo rimane ancora in attività.

 

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.