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Perché Mogol si chiama così? La storia del suo nome d’arte

Nato Giulio Rapetti, Mogol nacque a Milano il 17 agosto del 1936. Ad oggi, la sua è una delle figure più prestigiose ed incisive del panorama musicale impegnato nostrano. Anche i meno avvezzi, ormai, ricordano Mogol per il suo straordinario sodalizio artistico con il cantautore Lucio Battisti. Il suo contributo alla musica italiana in qualità di paroliere e produttore discografico, però, non si limito all’idillio con l’iconico interprete.

Nei suoi anni d’oro, Giulio Rapetti ha collaborato con alcuni tra gli artisti più brillanti sulle scene del Bel Paese. Da Caterina Caselli a Fausto Leali, passando per Bobby Solo, Mango, Riccardo Cocciante ed i New Trolls, ognuno di questi grandissimi artisti deve a Mogol pezzi molto importanti della propria carriera.

Era il 30 novembre del 2006 quando il Ministro dell’Interno permise all’autore di aggiungere al proprio cognome il suo iconico pseudonimo. Giulio Rapetti nacque figlio d’arte. Suo padre Mariano, infatti, era un importante dirigente della grande casa discografica Ricordi. Mariano fu, a sua volta, un brillante autore, che usava firmarsi Calibi, negli anni ’50. In quest’articolo, scopriremo la storia del nome d’arte di Mogol.

La storia del nome d’arte di Mogol

In occasione dell’Annuario 2018 della Socicetà degli autori e degli editori, Gianni Letta e Mogol decisero di soffermarsi sulla storia dell’iconico nome d’arte di quest’ultimo. Sembrerebbe che lo pseudonimo di Mogol provenga da una scelta casuale della stessa SIAE. L’ex Sottosegretario alla presidenza del consiglio, infatti, disse: “Era il 1959 quando Giulio Rapetti fece domanda di iscrizione alla SIAE. Fu allora che chiese di assumere un nome d’arte, nonostante non ne avesse in mente nessuno. Dopo aver inviato una lista di 120 idee, i funzionari si assunsero l’arduo compito di sceglierne uno.

Lo stesso autore, ricordò i particolari della storia del suo nome d’arte. Nella fattispecie, Mogol specificò: “Sono solito dimenticare le cose, ma questa cosa qui ce l’ho impressa nella memoria: provai un senso di profondo scoramento quando ricevetti la lettera della SIAE con su scritto che il mio nome d’arte sarebbe stato Mogol. Pensai ‘Oddio, un nome cinese!’. Riuscii a calmarmi solo pensando che nessuno ne sarebbe mai venuto a conoscenza.

Il senno di poi contraddisse ampiamente Mogol, il cui nome d’arte, è divenuto un pezzo di storia fondamentale della musica italiana. Egli stesso arrivò ad ammetterlo, dicendosi ricreduto rispetto a quanto quel nome fosse riuscito ad aiutarlo, vista la sua natura particolarmente evocativa. Nel corso di un’altra intervista rilasciata da Mogol al Corriere della Sera, questi aggiunse di aver inserito il suo nome d’arte su quella lunga lista, ispirandosi al personaggio dei fumetti Disney, capo delle giovani marmotte nelle avventure di Qui, Quo e Qua.

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