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Perché Syd Barrett è stato indispensabile per i Pink Floyd?

Siamo nel 1967 e un gruppo ancora sconosciuto pubblica il primo singolo: Arnold Layne. Il cantante è un personaggio strano, inquieto e ombroso. Ma il suo talento salta subito agli occhi. Syd Barett ha quella lucidità artistica che vive in un mondo spaziale, onirico. Una misteriosa malattia mentale – una probabile forma di autismo chiamata sindrome di Asperger – combinata ad un massiccio consumo di LSD ne minano l’esistenza. Barrett – lontano e oscurato dall’ambiente dei Pink Floyd, ormai in mano a Roger Waters e David Gilmour – scompare il 7 Luglio 2006. Sarebbero esistiti tuttavia i Pink Floyd senza di lui? Probabilmente no. Ed ecco perché Syd Barrett è stato indispensabile per la band come per la musica mondiale.

Con i Pink Floyd

Syd Barrett fonda i Pink Floyd e dà il suo indispensabile contributo alla formazione nell’album The Piper at the Gates of Dawn. Barrett non è solo un cantante. E’ un chitarrista, un compositore, un pittore e un animo artistico affascinante e fuori dal comune. Il mondo in cui il fondatore dei Pink Floyd vive e di cui parla è ultraterreno, avvolto dai fumi del sogno e della fantasia. Probabilmente Syd è malato – uno sconosciuto disturbo mentale che potrebbe essere autismo.

Il suo genio è tanto potente quanto la sua inaffidabilità. I suoi demoni interiori vengono costantemente nutriti da dosi massicce di LSD – droga allucinogena di cui molti abusavano al periodo. Le sostanze stupefacenti per i Pink Floyd sono la goccia che fa traboccare il vaso. Tanto che – in breve tempo – Syd Barrett viene allontanato dalla sua stessa creatura e sostituito stabilmente da David Gilmour.

Shine on you Crazy Diamond

Dopo l’estromissione di Syd Barrett, i Pink Floyd iniziano a nutrire un forte senso di colpa nei suoi confronti. Solo a lui devono la propria nascita e il proprio successo. I Pink Floyd sono la creatura di Barrett e i loro testi sono emanazione della sua follia, dei suoi demoni interiori. Mentre Roger Waters proietterà all’esterno le tematiche della band, Barrett le interiorizza. Parla di sé e del senso di alienazione che deve sentire in mezzo agli altri.

Shine on you Crazy Diamond parla proprio di quel diamante pazzo, tanto geniale quando alieno al mondo degli umani. Durante la fase del missaggio finale – il 5 Giugno 1975 – negli studi di Abbey Road entra un individuo strano, in sovrappeso, con la testa rasata e una busta di plastica in mano. Quell’uomo altri non è che Syd Barett – ormai consumato dai proprio demoni. Il fantasma di un genio che torna a controllare la propria creazione.

 

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Giulia Prosperini, classe 1993, laureata in Lingue e Letterature Straniere. Tante passioni, tra cui la musica e il rock 'n roll. Esperta del mondo Grunge, i Pearl Jam e i gruppi storici di Seattle. Scrittrice per vocazione e per hobby, specialista di recensioni e curiosità, capace di spaziare dalla cronaca all'aneddoto, dagli approfondimenti alle ultime news del mondo della musica.