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Pete Townshend: “Ecco quali sono i miei due album preferiti degli Who”

Pete Townshend, chitarrista e compositore britannico noto soprattutto come leader degli Who, ha recentemente riflettuto sul vasto e influente repertorio prodotto con la propria band. Se da un lato non si è mai dimostrato restio nel giudicare e commentare il lavoro dei suoi colleghi musicisti, venuto il momento di far un bilancio delle proprie opere ha dovuto riflettere molto. Alla fine però, Townshend è riuscito a ridurre la propria scelta a due album degli Who, che occupano la stessa posizione nel suo cuore. Scopriamo di quali si trattano.

PETE TOWNSHEND, CARRIERA CON GLI WHO

Pete Townshend nasce da una famiglia di musicisti, a West London, nel 1945. Già dalla più tenera età viene incoraggiato da una zia a prendere lezioni di piano, ma dopo aver visto il film Rock around the Clock si innamora letteralmente del rock ‘n’ roll. Fonda gli Who nel 1965 nel pieno del boom musicale degli anni ’60 e, in quanto leader e principale compositore della formazione, si trova ben presto alla vetta di un successo senza precedenti.

In effetti gli Who sono unanimemente riconosciuto come una delle band più innovative, influenti e potenti del panorama rock mondiale. E Pete Townshend si guadagnò nel tempo il titolo di grande compositore e figura di spicco del genere.

THE WHO, I DUE ALBUM MIGLIORI DELLA BAND

Con alle spalle una carriera lunghissima e prolifica, non deve essere stato facile per Pete Townshend scegliere i suoi lavori preferiti degli Who. Alla fine tuttavia il cantante e chitarrista britannico è riuscito a ridurre la propria classifica a soli due album, che occupano lo stesso posto nel suo cuore. Uno è Tommy, quarto disco della formazione britannica, pubblicato il 23 Maggio 1969.

“Tommy perché è così di successo e di così vasta portata e ha probabilmente un significato più profondo di quanto gli abbiano concesso i critici” ha spiegato il frontman a JamBase nel 2007. Tommy è uno degli album più innovativi in ambito musicale, trattandosi di una delle prime opere rock della storia.

LA STORIA DI TOMMY, L’OPERA ROCK DEGLI WHO

L’album degli Who del 1969, Tommy, narra appunto la storia di un ragazzo nato alla fine della Prima Guerra Mondiale. Un evento fortemente traumatico lo sconvolgerà al punto da renderlo cieco, sordo e muto. Tommy assiste infatti all’omicidio da parte del padre, un aviatore britannico creduto morto, dell’amante della madre.

Quando i due genitori si accorgono che il bambino aveva assistito alla scena, da dietro uno specchio, gli intimano di non dire, vedere o sentire nulla. Attraverso una vita di traumi e di violenze, subite da coloro che si approfittano della sua debolezza, Tommy verrà liberato solo attraverso la distruzione del simulacro, ovvero dello specchio.

PETE TOWNSHEND, L’ALTRA OPERA SCELTA DAL CHITARRISTA DEGLI WHO

Assieme a Tommy, l’altro album che si trova a pari merito tra le scelte di Pete Townshend è Quadrophenia, pubblicato nel 1973. “E’ pura musica, niente di più, e ancora molte persone mi hanno detto che parla di qualcosa delle loro vite che è cambiato rispetto al passato” ha commentato il compagno di band di Roger Daltrey, come riportato da Far Out.

Questo lavoro discografico degli Who è l’unico interamente composto dal solo Pete Townshend. Essenzialmente si tratta della storia di un giovane mod – termine che denota la subcultura giovanile che vide la sua origine nella Gran Bretagna dei tardi anni ’50 – che si imbarca in una ricerca di se stesso e della propria strada.

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Giulia Prosperini, classe 1993, laureata in Lingue e Letterature Straniere. Tante passioni, tra cui la musica e il rock 'n roll. Esperta del mondo Grunge, i Pearl Jam e i gruppi storici di Seattle. Scrittrice per vocazione e per hobby, specialista di recensioni e curiosità, capace di spaziare dalla cronaca all'aneddoto, dagli approfondimenti alle ultime news del mondo della musica.