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Peter Freenstone rivela i più incredibili segreti su Freddie Mercury

Non c’è dubbio: se conosciamo particolari più specifici su Freddie Mercury, se sappiamo molto sui suoi trascorsi, sulle leggende che lo riguardano e su parte della sua vita, molto dipende dalla figura di Peter Freenstone, che è riuscito – nel rispetto della figura del suo assistito – a diffondere molto dei suoi segreti, del suo carattere e addirittura delle ultime parole che il leader dei Queen ha pronunciato prima di morire. Si tratta di contenuti incredibilmente belli, che emozionano per la loro caratura e che, allo stesso tempo, riescono a chiarire che splendida persona fosse Freddie Mercury anche al di fuori da un palco o di uno studio di registrazione.

I più grandi segreti di Freddie Mercury

Al di là di tutti quei successi che sono già stati trattati, Peter Freenstone ha rivelato altro su Freddie Mercury, a partire dal rapporto con l’India fino ai soprannomi che erano stati dati agli altri membri della band. Proprio a proposito dei soprannomi Freenstone ha affermato: “Generalmente li collegava al loro cognome. Roger ricevette Liz, dall’attrice Elizabeth Taylor, Brian prese il suo dalla canzone di Rod Stewart “Maggie May”. A John diede Belicia perchè non riuscì a trovare una attrice che di cognome facesse Deacon. Il più vicino fu “beacon” e i “belicia beacons” erano le originali luci semaforiche degli attraversamenti pedonali zebrati delle strade.”

Quando all’India: “Freddie andò in collegio in India, quando aveva circa 7-8 anni. I suoi genitori decisero che sarebbe stato educato meglio lì rispetto a Zanzibar, dove nacque e visse durante la primissima infanzia. Rimase lì fino a quando lasciò la scuola a 16 anni. Trascorse la maggior parte delle sue vacanze lì con i parenti, dato che il viaggio verso casa richiedeva molto tempo.” 

Tante sono anche le ispirazioni, soprattutto nel mondo del cinema, che hanno definito la figura di Freddie Mercury. Nel dettaglio: “Tutti sanno a proposito di “A qualcuno piace caldo”. Ci sono un paio di altri che guardava spesso. Uno era “Donne”, regia di George Cukor, l’altro era il film con Lana Turner, “Lo specchio della vita”. Amava il primo per via delle battute, i commenti pepati non-stop e il secondo perchè compariva Mahalia Jackson nelle scene di chiusura! Freddie non pensò mai a se stesso come attore. Era molto felice di essere coinvolto nei videoclip, ma quella era tutta finzione, non recitava seriamente.”

Freddie Mercury amava il successo?

A questo punto la domanda che più vale la pena considerare nel dettaglio: Freddie Mercury amava il successo? Qual era il suo atteggiamento nei confronti dello stesso?

Ancora una volta Peter Freenstone ha rivelato la verità: “Freddie spesso chiedeva il parere degli amici su alcuni dei suoi lavori. Faceva ascoltare loro  qualcosa che aveva appena registrato attendendo un responso. Sarebbe stato molto felice di apprendere che ciò che dicevano corrispondeva a ciò che pensava. Aveva già le idee chiare e  raramente cambiava opinione.” 

Freddie Mercury e la tecnologia

Un ultimo grande segreto rivelato da Peter Freenstone ha riguardato Freddie Mercury e il suo particolare rapporto con la tecnologia. Per quanto potesse essere rudimentale – il 1991, anno in cui Freddie Mercury è morto, è stato anche l’anno della nascita convenzionale del web – la tecnologia comunque esisteva e iniziava a diffondersi, soprattutto in realtà come quella americana e inglese.

Ma come vi approcciava Freddie Mercury? Queste le parole di Peter Freenstone su Freddie Mercury: “Dovete ricordare che il nuovo telefono cellulare, con le dimensioni di un mattone, con una tracolla per la batteria era appena entrato in uso. Joe aveva un computer in galleria dei musicisti al di sopra del salotto e Freddie non era assolutamente interessato, Freddie era a conoscenza delle nuove tecnologie e, anche se non ne aveva paura, preferiva di gran lunga i vecchi metodi collaudati.” 

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Studente e amante del rock 'n' roll in tutte le sue definizioni. Esperto articolista specializzato in diverse testate di attualità e news. Abile nello spaziare - nell'ambito del rock - tra notizie di attualità, curiosità e aneddoti (riguardanti band, artisti, album o singole canzoni) fino a classifiche di vario genere.