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Pink Floyd, la recensione di A Saucerful of Secrets: “Senza Barrett sono mediocri e noiosi”

Come è storicamente noto nel 1968 Syd Barrett – storico fondatore dei Pink Floyd – viene allontanato dagli altri membri della band. Un conclamato abuso di sostanze stupefacenti e una malattia mentale non perfettamente inquadrata, rendono la sua collaborazione con il gruppo sempre più difficile. Roger Waters, David Gilmour, Nick Mason e Richard Wright non sanno gestire un Barrett sempre più irrequieto e imprevedibile. Così in concomitanza con il suo addio, i Pink Floyd si imbarcano in un nuovo percorso pubblicando l’album A Saucerful of Secrets. Ripercorriamone la storia e l’iconica stroncatura del magazine musicale Rolling Stone.

PINK FLOYD, IL SECONDO LAVORO DISCOGRAFICO DELLA BAND

Dopo il leggendario e indimenticabile debutto dei Pink Floyd con The Piper at the Gates of Dawn nel 1967, la band subisce un cambiamento radicale e definitivo. In quell’anno infatti, il gruppo decide di affiancare ad un sempre più incontrollabile Syd Barrett, il chitarrista David Gilmour. Il risultato sarà che da supporto Gilmour ne diventerà il sostituto, fino all’allontanamento del frontman nel 1968.

In quell’anno i Pink Floyd pubblicano il loro secondo lavoro discografico – A Saucerful of Secrets – per la Columbia Graphophone Company. Il disco segna un punto di svolta nella carriera e nella produzione musicale della band britannica. Coincide infatti con il declino mentale di Syd Barrett, che mostra segni sempre più evidenti di problemi psicologici e psichiatrici. La sua collaborazione a Saucerful of Secrets si vede solo in Remember Day, dove suona la chitarra, in Set Controls for the Heart of the Sun, in Corporal Jegg e in Jugband Blues, unico brano da lui scritto e cantato.

LA RECENSIONE DI A SAUCERFUL OF SECRETS

Nel 1968 dunque i Pink Floyd pubblicano un lavoro discografico nel quale Syd Barrett è ormai presenza marginale, se non del tutto assente. E l’effetto finale si fa sentire. Il magazine musicale Rolling Stone, il 26 Ottobre di quell’anno, farà la storica recensione di A Saucerful of Secrets, nella quale stroncherà il progetto della band britannica.

Dopo il promettente debutto di The Piper at the Gates of Dawn, nel quale Barrett aveva infuso le sue suggestioni psichedeliche e spaziali, sembrava che la formazione faticasse a trovare una propria direzione senza di lui.

PINK FLOYD, LA CRITICA DI ROLLING STONE

“Il secondo album A Saucerful of Secrets non è interessante quanto il primo, anzi è piuttosto mediocre” inizia così la storica recensione di Rolling Stone del 1968. “Per prima cosa Barrett sembra aver lasciato il gruppo o smesso di partecipare attivamente alla scrittura – si continua a leggere – in scaletta c’è solo una sua canzone e non fa nemmeno onore alle sue capacità di compositore”.

“Senza Barrett restano i pezzi del bassista Roger Waters e dell’organista Richard Wright. Waters è un autore, cantante e bassista poco interessante. – continua a dichiarare il magazine musicale a proposito del primo tentativo dei Pink Floyd di andare avanti senza il loro fondatore – Let There Be More Light e Set the Controls for the Heart of Sun sono melodicamente, armonicamente e liricamente noiose. […] Sfortunatamente questa musica fatta di effetti è un pessimo modo per far crescere la reputazione di un gruppo rock. Eppure è quello che hanno fatto i Pink Floyd”. Una stroncatura totale e severa dunque quella di Rolling Stone, che verrà riscattata in seguito con la ricerca da parte del gruppo di sonorità e sound che si distaccassero dal passato con Syd Barrett.

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Giulia Prosperini, classe 1993, laureata in Lingue e Letterature Straniere. Tante passioni, tra cui la musica e il rock 'n roll. Esperta del mondo Grunge, i Pearl Jam e i gruppi storici di Seattle. Scrittrice per vocazione e per hobby, specialista di recensioni e curiosità, capace di spaziare dalla cronaca all'aneddoto, dagli approfondimenti alle ultime news del mondo della musica.