Pink Floyd a Venezia, storia del concerto, organizzazione e amministrazione

Pink Floyd a Venezia: la storia di un disastro diventato arte

Il 15 luglio del 1989 la storia della musica e della cultura italiana fu definitivamente e irreversibilmente cambiata; basterebbe poco a dire che il merito è stato dei soli Pink Floyd, attraverso la loro musica e la loro arte, ma si compirebbe un errore a non considerare tutte le componenti di un concerto che ha fatto storia non soltanto per la sua bellezza, ma anche per i suoi disastri: amministrazione, organizzazione, mancata previsione di un fenomeno mediatico di notevole livello, interessi personali e ritorsioni; ma anche spettacolo, condivisione, passione e vera musica; tutto questo fu il concerto dei Pink Floyd a Venezia, che cerchiamo di raccontarvi nel dettaglio.

Gli antefatti: la pubblicazione di A Momentary Lapse of Reason

Parlare di cosa sia stato, non soltanto musicalmente, ma anche storicamente parlando, A Momentary Lapse of Reason potrebbe apparire come inutile, soprattutto per i fan dei Pink Floyd che conoscono perfettamente la carriera della band. Il disco, uscito nel 1987, segnava l’avvio di una terza vita dei Pink Floyd, che si preparavano ad affrontare una carriera senza più Roger Waters, che aveva abbandonato la formazione.

La prima vita con Syd Barrett aveva portato i Pink Floyd ad emergere nel mercato discografico attraverso la psichedelia, la seconda con Waters e Gilmour aveva determinato il successo mondiale della band. In questo nuovo processo, i Pink Floyd tentavano l’ardua strada (legale, critica e artistica) di una terza vita con David Gilmour e Nick Mason, a cui si aggiunge Richard Wright. 

La scelta di Venezia e del palco galleggiante

L’A Momentary Lapse of Reason Tour porterò i Pink Floyd a suonare in Australia e Europa fino al 1990. L’Italia fu uno dei centri particolarmente felici di questo tour stesso, e alla penisola toccarono addirittura cinque date, che sarebbero state realizzate con l’organizzazione di Fran Tomasi. Le prime quattro ci furono all’Arena di Verona, al parco di Monza, a Livorno e a Cava dei Tirreni.

L’ultima delle cinque date, quella che doveva essere il gioiello dell’organizzazione, toccò a venezia: Tomasi, da buon veneziano, decise di conciliare la cultura e la religiosità della Festa del Redentore con l’arte e lo spettacolo del concerto dei Pink Floyd. Piazza San Marco si trovava, dunque, ad essere il centro nevralgico di due eventi importantissimi per la città, e le polemiche non mancarono assolutamente.

Se la scelta fu considerata infelice, le idee non cambiarono con la scelta della collocazione del palco: si scelse, infatti, di posizionarlo all’interno della laguna veneziana, prevedendo un palco e delle sedute galleggianti. I problemi iniziarono da questa scelta: posizionare perfettamente il palco non fu semplice, così come non fu possibile assecondare tutte le richieste dei Pink Floyd, che prevedevano un largo uso della tecnologia per i loro concerti. Il braccio meccanico che avrebbe attivato Algie, il maiale di Animals, non fu utilizzato.

Tutti i disastri dell’organizzazione

Il concerto dei Pink Floyd è passato alla storia per la sua disorganizzazione che vide lo staff veneziano non essere in grado di fronteggiare il pubblico che si accalcò numeroso per assistere i propri idoli. In effetti, molti furono i problemi che coronarono quell’evento: dalle persone che si arrampicarono sui tetti dei palazzi per osservare il concerto fino alle stesse che lanciavano frutta e verdura ai vip in primo piano.

A ciò si aggiunsero anche i problemi prettamente strutturali: il palco dei Pink Floyd fu spostato soltanto all’ultimo momento, quando era già in acqua, la band fu costretta alla cancellazione di parte della propria scaletta e la mole di persone che invasero la piazza rese complicate le riprese della RAI, con cui l’organizzazione veneziana si accordò per la trasmissione dell’evento.

Il successo dei Pink Floyd a Venezia

In ultimo, giusto per sottolineare tutti i problemi che riguardarono il concerto dei Pink Floyd a Venezia, basti pensare che ci furono problemi per la band stessa, minacciata dai gondolieri veneziani e impossibilitata a visitare la città.

Nonostante tutto, però, è inutile sottolineare quanto bello e importante fu un concerto che fece la storia non soltanto della band britannica, ma della cultura italiana in generale. L’Italia, da quel 15 luglio del 1989 in poi, non fu più la stessa.

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Studente e amante del rock 'n' roll in tutte le sue definizioni. Esperto articolista specializzato in diverse testate di attualità e news. Abile nello spaziare - nell'ambito del rock - tra notizie di attualità, curiosità e aneddoti (riguardanti band, artisti, album o singole canzoni) fino a classifiche di vario genere.