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Pink Floyd: come è nato “The Dark Side Of The Moon”

“The Dark Side Of The Moon” è con tutta probabilità l’album più famoso dei Pink Floyd, che la grande band britannica pubblicò nel 1973. I numeri abbinati a questo disco sono incredibili: restò in classifica per 741 settimane consecutive, ossia quindici anni, i dischi di platino e diamante si sprecarono in tutto il mondo, con vendite totali di più di cinquanta milioni di copie e si stima che uno statunitense su quattordici con meno di cinquanta anni, abbia posseduto una copia di questo storico album. Una domanda che sorge quasi spontanea è: come è nato questo capolavoro?

La genesi di “The Dark Side Of The Moon”

L’idea che sta dietro a “The Dark Side Of The Moon” nacque nella mente del bassista della band Roger Waters. Il suo  intento era quello di fare un disco che “facesse arrabbiare la gente”, tanto che anni dopo l’uscita effettiva del disco dichiarò: “”The Dark Side Of The Moon” era un’istanza di empatia politica, filosofica e umanitaria che chiedeva disperatamente di venir fuori.”. Prodotte le prime demo il nome del progetto venne inizialmente cambiato in “Eclipse”, poichè quello che poi usarano definitivamente era già stato utilizzato da un’altra band: i Medicine Head.

“The Dark Side Of The Moon”: le prime volte che fu suonato in carcere

Il 17 Febbraio 1972, quindi praticamente un anno prima della pubblicazione, i Pink Floyd si esibirono al Rainbow Theatre dinnanzi ad una platea di giornalisti, che reagirono con entusiasmo al progetto il cui nome era stato ulterirmente modificato in: “Dark Side Of The Moon: A Piece For Assorted Lunatics”. Le critiche, molto positive, recitavano: “Fa venire da piangere, è pieno di comprensione ed interrogativi musicali”. Anche il pubblico reagì in maniera estremamente entusiastica quando la band portò i nuovi pezzi in tour, suonati nell’ordine in cui sarebbero poi state inseriti nell’album e con alcune differenze data l’assenza sul palco dei sintetizzatori per pezzi come “On The Run”.

I temi principali dell’album

 “The Dark Side Of The Moon” è considerato un concept album, il quale concetto verte appunto sugli aspetti più reconditi dell’animo umano o quantomeno quelli che si tende a tenere all’oscuro. Si parla dunque di infermità mentale, invecchiamento, morte e avidità. Il primo tema in elenco era fortemente ispirato ai problemi che colpirono colui che era stato il paroliere e compositore di maggior rilevanza nei precedenti album del gruppo, ossia Syd Barrett.

“The Dark Side Of The Moon”: il percorso dell’album

Le dieci tracce all’interno dell’album sono ordinate in modo tale da ripercorrere le tappe della vita umana. “Speak To Me” e “Breathe” sono incentrati sugli aspetti più futili della nostra esistenza, per poi passare ad “On The Run” evoca lo stress e l’ansia. “Time” va contro coloro che buttano il loro tempo, un po’ alla Seneca. “Breathe (Reprise)”espone il tema della vecchiaia mentre “The Great Gig In The Sky” quello della morte. “Money” si scaglia con ironia contro avidità e comunismo. “Us And Them” pone l’accento sull’etnocentrismo, invece in “Brain Damage” parla dei disturbi mentali derivati dal volere la fama a tutti i costi.  L’album si conclude con “Eclipse” invita a riconoscere gli aspetti comui a tutti gli esseri umani.

 

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Horus Black, al secolo Riccardo Sechi, nasce a Genova nel 1999 in una famiglia di musicisti classici. Appassionato di rock, soprattutto classic rock, cantante e musicista. Pubblica il suo primo album nel 2018. Indirizzo e-mail rsechi99@gmail.com