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Pink Floyd: Ecco come nacque la copertina di The Piper At The Gates Of Dawn

Com’è ormai risaputo, i Pink Floyd mossero i primi passi sulla fervente scena psichedelica della seconda metà degli anni ’60. La band, all’epoca capitanata dal Diamante Pazzo Syd Barrett, diede alla luce l’album di Rock psichedelico più famoso di tutti i tempi. Parliamo, ovviamente, di The Piper At The Gates Of Dawn, un disco che non si è limitato a fare la storia del movimento, ma della cultura musicale in generale. I plausi del successo dell’album vanno attribuiti, principalmente, allo slancio visionario di Barrett e dei suoi Pink Floyd, tuttavia, The Piper At The Gates Of Dawn presenta una copertina dai tratti iconici.

Nonostante non si scenda spesso nei particolari della cover dell’album, questa vede in primo piano una foto dei membri del gruppo, riflessa attraverso una sorta di caleidoscopio, in linea con i canoni stilistici visuali dell’epoca. Le percezioni alterate della copertina di The Piper, anticipavano il climax lisergico mantenuto dalle tracce al suo interno. Ogni membro del gruppo appare per tre o quattro volte nello scatto, arrivando anche a sovrapporsi. L’effetto fornito dall’immagine è disorientante e d’impatto; rivelandosi una scelta efficace per stimolare l’attenzione dell’ascoltatore. In ogni caso, sebbene i brani di The Piper At The Gates Of Dawn siano stati ampiamente analizzati, la sua copertina non è mai stata presa in esame.

Com’è nata la copertina di The Piper At The Gates Of Dawn dei Pink Floyd?

Ciò che rende interessante la copertina di The Piper At The Gates Of dawn dei Pink Floyd è la firma, sconosciuta in ambito musicale, sita sul retro. È li che è possibile notare il nome di Vic Singh; unico estraneo tra le menzioni. Si tratta, sicuramente, di un merito molto più spiccato ed onorevole rispetto al trattamento subito da altri fotografi che, negli anni d’oro della psichedelia, non hanno ricevuto i crediti per i loro scatti. Comunque, sebbene, i Pink Floyd avessero confermato a più riprese la loro collaborazione con gli studi di Hipgnosis per le loro copertine più evocative; il nome di Vic Singh sarebbe scomparso a prescindere dalle loro cover visto che, il fotografo, non si era mai occupato di musica prima della band di Barrett.

Singh era una figura di spicco sul panorama socioculturale inglese degli anni ’60. I suoi scatti erano tra i più rinomati nell’ambiente della moda. Il suo stile di vita, non si discostava troppo dalle attitudini eccentriche delle grandi Rock Star; nonostante fosse solito frequentare ambienti completamente diversi. Vic si avvicinò alla musica Rock per caso; visto l’ammontare di conoscenze influenti che aveva raccolto e che, puntualmente, si riunivano in casa sua per fare festa. Tra queste, figurava il nome di Pattie Boyd; musa ispiratrice di grandi pietre miliari della musica, nonché modella di spicco e, all’epoca, moglie del Bealte silenzioso, George Harrison.

L’apporto di George Harrison sulla cover dell’album

Vic Singh divenne un grande amico di Harrison, condividendo le medesime passioni. Fu allora che il fotografo cominciò ad avvicinarsi alla musica attraverso gli spettacoli dei Beatles. Comunque, Singh venne ingaggiato dai Pink Floyd per la copertina di The Piper At The Gates Of Dawn sotto suggerimento del famoso fotografo del Rock John “Hoppy” Hopkins. Quella a George Harrison, però, non è stata una citazione casuale, essendo che fu il chitarrista dei Beatles a regalare a Singh la lente con la quale immortalò i Pink Floyd nello scatto che ha reso iconica la cover di The Piper At The Gates Of Dawn.

 

 

 

 

 

 

 

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Claudio Pezzella, studente in culture digitali e della comunicazione. Appassionato dell'arte in tutte le sue sfumature,alla costante scoperta di nuove frontiere culturali. Chitarrista e compositore polistrumentista impegnato in progetti progressive metal. (email:claudio190901@gmail.com)