gtag('config', 'UA-102787715-1');

Pink Floyd, il rarissimo modello della Volkswagen ispirato alla band

Si sa, la musica ha un grande mercato intorno a sé. Non solo dal punto di vista discografico – con la vendita degli album e dei dischi – o per quanto riguarda concerti ed esibizioni live. Artisti e band leggendarie diventano dei veri e propri prodotti commerciali a 360°. Il nome diventa un brand e tutto ciò che con esso è marcato, si vende come merchandising. Idea questa, che non era sfuggita nemmeno alla casa automobilistica della Volkswagen che – durante gli anni ’90 – decise di sponsorizzare i tour internazionali di alcuni gruppi con un’idea davvero innovativa.

ANNI ’90, TOUR E BAND INTERNAZIONALI

Negli anni ’90 – quando la musica era nel pieno del suo furore ma i social network ancora non esistevano – la casa automobilistica Volkswagen ebbe una brillante idea per promuovere il proprio settore e quello artistico. Avviò infatti l’iniziativa di sponsorizzare alcuni dei gruppi e degli artisti internazionali di spicco – nei loro tour in giro per il mondo – mettendo sul mercato dei modelli speciali per la sua vettura di punta, la Golf.

PINK FLOYD, IL MODELLO DELLA GOLF ISPIRATO ALLA BAND

Siamo negli anni ’90 dunque e la Volkswagen – con una manovra che ormai è diventata consuetudine – decide di lanciare sul mercato dei modelli speciali della sua Golf, ispirati alle più grandi rockband del periodo. Nel 1994 viene sponsorizzata la Golf Pink Floyd Edition. L’anno successivo è la volta della Golf Rolling Stones Edition. E nel 1996 viene rilasciata la Golf Bon Jovi Edition.

Questa vettura speciale della Volkswagen era destinata soprattutto al mercato tedesco, ma alcuni modelli riuscirono a circolare anche nel resto d’Europa. Un’iniziativa, rimasta pressoché sconosciuta, nel nostro paese.

VOLKSWAGEN, IL MODELLO GOLF PINK FLOYD EDITION

Il modello della Golf ispirato ai Pink Floyd venne prodotto dalla casa automobilistica Volkswagen in promozione del The Division Bell Tour. L’album omonimo aveva visto la luce il 28 Marzo del 1994, a nove anni di distanza dunque dalla defezione di Roger Waters dalla band britannica. I brani del lavoro discografico infatti, furono composti principalmente da David Gilmour e Richard Wright.

The Division Bell arriva anche a sette anni di distanza dal lavoro precedente, ovvero A Momentary Lapse of Reason. Il fil rouge del disco – che attraversa tutte le tracce – è l’incomunicabilità tra le persone, problema con il quale avevano avuto a che fare tutti e tre i componenti dei Pink Floyd.

THE DIVISION BELL, IL TEMA PORTANTE DELL’ALBUM

L’incomunicabilità tra le persone dunque, è il tema portante del secondo lavoro discografico dei Pink Floyd senza Roger Waters. David Gilmour – all’epoca – era reduce dal suo ventennale matrimonio con la prima moglie Ginger. Inoltre, l’allontanamento del bassista nel 1985 e i successivi problemi legali – connessi ai diritti sul nome della band – avevano profondamente scosso le fondamenta dei Pink Floyd.

Non mancano infine, riferimenti al fondatore e primo cantante della band, Syd Barrett – uscito dalla formazione nel 1967 a causa di un comportamento sempre più instabile e imprevedibile. David Gilmour è il coautore di quasi tutti i brani di The Division Bell. Ma per la prima volta dopo molto tempo – almeno dall’epoca di Roger Waters – tutti e tre i restanti membri dei Pink Floyd collaborano attivamente al disco.

Share

Giulia Prosperini, classe 1993, laureata in Lingue e Letterature Straniere. Tante passioni, tra cui la musica e il rock 'n roll. Esperta del mondo Grunge, i Pearl Jam e i gruppi storici di Seattle. Scrittrice per vocazione e per hobby, specialista di recensioni e curiosità, capace di spaziare dalla cronaca all'aneddoto, dagli approfondimenti alle ultime news del mondo della musica.