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Pink Floyd, i segreti di The Dark Side of the Moon

The Dark Side of the Moon non può essere considerato come un album qualsiasi, ma come l’Album con l’A maiuscola. Forse, si tratta del lavoro discografico più noto della storia, un autentico capolavoro sotto ogni punto di vista, curato nei minimi dettagli dai Pink Floyd. Ha venduto più di 50 milioni di copie in tutto il mondo, è tra i dischi più venduti a livello assoluto ed è un vero colosso del classic rock. La sua prima pubblicazione risale al 10 marzo 1973, una data rimasta indelebile per innumerevoli appassionati. Ecco alcuni dei segreti che riguardano The Dark Side of the Moon, con la chance di conoscere ancora meglio questo titolo dal valore inestimabile.

Le vere origini del titolo dell’album

The Dark Side of the Room nasconde una storia molto interessante già dal titolo. La sua radice concettuale è davvero di alto livello. Due sono le tematiche principali intorno alle quali si muove l’intero album, ossia il ricordo del fondatore dei Pink FloydSyd Barrett, e l’importanza della Luna secondo il popolo. Il lato oscuro della Luna che intitola l’intero disco può essere inteso anche come il lato oscuro della mente, con l’alternanza delle fasi lunari che viene paragonata alle varie manifestazioni della pazzia. Una situazione nella quale Barrett poteva essere inserito benissimo.

Dunque, Roger WatersDavid Gilmour e gli altri membri della band avevano deciso di intitolare l’album in questo modo fin dall’inizio. Tuttavia, si resero conto che la stessa denominazione fosse stata utilizzata già da un altro gruppo, i Medicine Head, un anno prima. Inizialmente i Pink Floyd furono così costretti a denominare il disco Eclipse. Quando constatarono il flop dell’album, i quattro di Londra decisero di tornare al titolo originale che tanto li renderà felici.

Gli interventi parlati presenti nel disco

Per rendere l’album ancora più ricco di quanto già non lo fosse, Roger Waters scelse di inserire una serie di interventi parlati. Il cantante e bassista si aggirava per gli studi di registrazione di Abbey Road, molto spesso utilizzati anche dai Beatles, per intervistare tecnici del suono e diverse figure che si occuparono del disco. Le domande erano di vario genere, dal “qual è il tuo colore preferito”“qual è l’ultima volta che sei stato violento?”.

In un’occasione, fu intervistato anche Paul McCartney insieme a sua moglie Linda, che stavano lavorando ad un disco dei Wings. Tuttavia, le loro risposte non piacquero a Waters perché “cercavano di essere troppo divertenti” e, quindi, non erano spontanei. Di conseguenza, il dialogo non fu inserito nell’album. Ma i Beatles comparvero lo stesso nella parte conclusiva del brano Eclipse, con i Pink Floyd che stavano ascoltando il brano Ticket to Ride nel corso di un intervista a Gerry O’Driscoll.

La storia di una copertina davvero unica

Un altro elemento da tenere d’occhio di The Dark Side of the Moon riguarda la sua copertina. Si tratta di una cover semplice, ma al tempo stesso davvero iconica. Il prisma triangolare con dispersione della luce prevede un fascio con sei colori anziché i classici sette dell’arcobaleno, con la mancanza dell’indaco. Un’immagine ideata da Storm Thorgerson e realizzata da George Hardie di Hipgnosis che aveva colpito positivamente i Pink Floyd fin dal primo momento.

“Quando Storm ci ha fatto vedere alcune idee, abbiamo compreso fin da subito quale sarebbe stata la copertina ideale”. Lo spiega David Gilmour“È un’idea vendibile, semplice e d’impatto, non la semplice foto di quattro tizi su una collina in campagna”. Eppure, Hipgnosis aveva in mente ben altri progetti. L’intenzione iniziale era quella di dedicare la copertina a Silver Surfer, data la loro predilezione verso i fumetti della Marvel. Forse per fortuna, la band si diresse verso un’altra scelta.

Alcune curiosità relative ai singoli brani

Ciascun brano di The Dark Side of the Moon nasconde diversi particolari tutti da scoprire. Prima di entrare nella genesi dei testi principali, bisogna ricordare che si tratta del primo album firmato interamente da Roger Waters. Una scelta inizialmente condivisa dagli altri membri del gruppo, ma che negli anni successivi avrebbe portato alla loro definitiva spaccatura. Ecco, di seguito, varie informazioni da conoscere sulle canzoni del capolavoro dei Pink Floyd.

  • Il brano strumentale On the Run è noto come una sorta di autentico caos elettronico. Il suo primo titolo era The Travel Sequence ed era originariamente contraddistinto da una semplice jam di chitarra. Il brano è stato trasformato grazie ad un innovativo sintetizzatore modulare, che ha dato vita ad una sequenza di suoni tridimensionali.
  • Time parla in maniera abbastanza esplicita di esistenzialismo. Il testo viene ispirato alla filosofia di Martin Heidegger, che parla del valore della morte per dare un senso alla vita vera e propria. Il brano si apre con una decina di sveglie che si sentono in un negozio di orologi e pendoli antichi, situato a Londra.
  • La traccia The Great Gig in the Sky è contraddistinta da un lungo assolo vocale, realizzato dalla cantante Clare Torry. Quest’ultima intentò una causa contro i Pink Floyd perché non le avevano ceduto le royalties relative al pezzo e la vinse. A partire dal 2005, fa parte regolarmente dei crediti della canzone.
  • Un’altra storia interessante riguarda Money, considerata come la prima hit in assoluto dei Floyd. Forse pochi sanno che questo brano ha chiare origini r&b, con una forte ispirazione tratta da Booker TDavid Gilmour ha ricordato quanto da ragazzino fosse un suo grande fan, con qualche sfumatura di funky che ha reso il brano ancora più caratteristico.
  • Il secondo singolo dell’album, Us and Them, era originariamente tratto dalla colonna sonora di un celebre film di Michelangelo AntonioniZabriskie Point. Il regista italiano aveva sottolineato quanto fosse bella la canzone, seppur troppo triste e rimandante a toni ecclesiastici
  • Anche Any Colour You Like è stato inserito nell’album con la versione realizzata con lo stesso sintetizzatore di On the Run. Il brano cita Henry Ford mentre stava presentando la propria vettura Model T al pubblico, affermando in maniera ironica: “Potete averla di qualsiasi colore, purché sia nero”.
  • Infine, il brano Brain Damage si riferisce in maniera ancora più aperta rispetto agli altri a Syd Barrett e ai suoi seri problemi mentali, dovuti ad un consumo eccessivo di droghe pesante come la LSD.

Un disco ascoltato dal vivo dai fan molto prima della sua uscita

The Dark Side of the Moon è sempre sembrato come un classico album da studio da registrazione, ma molti fan dei Pink Floyd hanno avuto il privilegio di ascoltare le canzoni con più di un anno di anticipo. Infatti, il 20 gennaio del 1972, la band suonò i vari brani. Il risultato fu alquanto disastroso, con una lunga serie di errori elettrici e meccanici che resero le performance terribili.

Il tecnico del suono Alan Parsons sottolineò comunque l’importanza del concerto, tenutosi al Brighton Dome, per allestire al meglio le transizioni tra i singoli brani. Secondo Parsons, “Le transizioni erano parte integrante del processo di registrazione”, con la loro importanza che non si limitava a semplici discorsi relativi al mixaggio. È anche grazie a questa figuraccia, dunque, che The Dark Side of the Moon è entrato nella storia della musica.

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Giornalista pubblicista, blogger, articolista e copywriter, talvolta anche guardia giurata, diplomato al Liceo Linguistico. Appassionato di scrittura, sport, tecnologia e soprattutto musica. Rock'n'Roll prima di tutto, ma spazio tra vari generi e mi piace raccontarli a modo mio. (raffaele-sarnataro@libero.it)