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Pink Floyd: la storia di Household Objects, l’album fantasma della band realizzato nel 1973

Nel corso della loro incredibile carriera i Pink Floyd hanno realizzato dei veri e propri capolavori musicali, con i diversi leader che hanno avuto e che li hanno guidati verso uno specifico percorso di formazione e di successo musicale. Che si parli di Syd Barrett, di Roger Waters o di David Gilmour, qualunque periodo voglia essere preso in considerazione nonostante il successo e i risultati mediatici e discografici differenti, non si può certamente negare che la formazione britannica abbia avuto dalla sua parte quella qualità e quella capacità di sperimentare che in tantissimi, nella storia del rock, le hanno riconosciuto. Per questo motivo, tralasciando dei prodotti di successo come The Dark Side of the Moon, vogliamo parlarvi di un progetto artistico che – per quanto non si sia concretizzato – ha segnato quel grande genio artistico dei Pink Floyd: Household Objects, registrato nel 1973 e di cui oggi si possono ascoltare alcuni risultati.

Il progetto di Household Objects e l’insuccesso dei Pink Floyd

A seguito del grandissimo successo che i Pink Floyd hanno ottenuto con la pubblicazione di The Dark Side of the Moon, la formazione iniziò ad accusare la stanchezza provata in sede di registrazione, e derivante dalla realizzazione di prodotti secondo i canoni e gli standard artistici a cui fu abituata negli ultimi anni. La soluzione per questa problematica fu dettata da una voglia di innovazione: la band iniziò a concepire un album che potesse essere realizzato in assenza di una qualsiasi componente di strumentazione canonica, servendosi di oggetti di qualsiasi tipo che – in un certo modo – potevano generare delle sonorità.

Il progetto di Household Objects si basò su un antecedente già sperimentato da Roger Waters: si tratta di Music from “The Body” (1970), all’interno del quale la musica era generata direttamente dalle parti del corpo del britannico. Come ha spiegato David Gilmour, il progetto avrebbe avuto un’attuazione analoga: “Se si stappa una bottiglia di vino attraverso la bocca del collo si ottiene un suono alto, come quello delle tablas, da altri oggetti escono diverse sonorità, e così via. Ci abbiamo gingillato un po’ intorno. All’epoca realizzammo quei rumori e li registrammo. Passammo un sacco di tempo lavorando con degli elastici tirati contro scatole di fiammiferi. Tutto ciò che ne cavammo fu un nastro a sedici piste con melodici bicchieri di vino. Dita bagnate, un bicchiere di vino, tutto intonato. L’abbiamo usato per l’apertura dell’album Wish You Were Here. È un suono piacevole. Così servì a qualche scopo”

I risultati di Household Object che possono essere ascoltati

La pubblicazione di Household Objects, inizialmente prevista in sede di registrazione, non è mai avvenuta, dal momento che la formazione ha abbandonato il suo progetto per quanto originale. Eppure, esistono alcuni risultati del progetto dei Pink Floyd che possono essere ascoltati in diverse pubblicazioni successive della formazione britannica, avvenute soprattutto attraverso le raccolte degli ultimi anni. Nel 2011, ad esempio, all’interno del boxset “Immersion” di The dark Side of the moon è stato inserito uno dei prodotti del 1973: si tratta del brano “The hard way”. E ancora “Wine glasses”, presente invece nel disco 2 della “Experience edition” di Wish You Were Here.

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Studente e amante del rock 'n' roll in tutte le sue definizioni. Esperto articolista specializzato in diverse testate di attualità e news. Abile nello spaziare - nell'ambito del rock - tra notizie di attualità, curiosità e aneddoti (riguardanti band, artisti, album o singole canzoni) fino a classifiche di vario genere.