gtag('config', 'UA-102787715-1');

Pink Floyd: L’album che segnò l’inizio della fine della band

Con Wish You Were Here, i Pink Floyd scrissero, per l’ennesima volta, alcune delle pagine più brillanti della storia del Rock. Il disco è un capolavoro della musica contemporanea che, ancora oggi, echeggia interamente nel cuore e nella mente di milioni di appassionati. A dispetto delle straordinarie premesse e, del fatto che sia uno dei migliori album Rock di tutti i tempi, il nono album dei Pink Floyd segnò l’inizio della fine per la band. In quest’articolo, ne scopriremo il perché.

Sebbene la caratura elevatissima del disco sia innegabile, le sessioni d’incisione durante le quali i Pink Floyd diedero alla luce Wish You Were Here, furono particolarmente turbolente. L’album è, senza ombra di dubbio, un’opera d’arte, ma la pressione a cui la band venne sottoposta dopo il successo straordinario di The Dark Side Of The Moon portò i loro animi a rimanere invisi. Il progetto di The Dark Side Of The Moon, in effetti, assunse immediatamente le proporzioni di un cult intramontabile, spingendo immediatamente i Pink Floyd sulla stratosfera. Le aspettative dell’industria musicale cominciarono a gravare pesantemente sulle spalle dei quattro Floyd.

Perché l’album segnò l’inizio della fine per i Pink Floyd?

David Gilmour, leggendario chitarrista dei Pink Floyd, ha riflettuto spesso sui motivi per i quali, Wish You Were Here, avesse sancito l’inizio della fine per la band. In particolare, il chitarrista del gruppo disse: “Devo dire che quello fu un periodo molto difficile per noi. Tutti i sogni che coltivavamo da bambini furono improvvisamente realtà. Eravamo gli artisti più quotati a livello mondiale e tutto sembrava andare al proprio posto senza che lo chiedessimo. Soldi, fama e successo diventarono i fattori principali della nostra confusione e, questo, portò a lunghi periodi di estrema vuotezza”.

L’ingegnere del suono Brian Humphries che collaborò in quel periodo con i Pink Floyd, ricordò a sua volta perché l’album avesse segnato l’inizio della fine per la band, rimarcando le affermazioni di Gilmour. Era il 2014 quando Humphries rivelò quanto stremata fosse la band , a causa del successo insostenibile da cui erano stati travolti dopo The Dark Side Of The Moon. “C’erano giorni in cui rimanevamo fermi in studio – ha rivelato –  senza sapere cosa volessimo fare. Avevamo giochi da tavolo e freccette. Spesso restavamo tutto il tempo a giocare, bere e divertirci; finché le cose non cominciarono a cadere a pezzi”. 

Wish You Were Here e la sconcertante apparizione del Diamante Pazzo

Il nono album dell’iconica band del prisma, però, è forse uno dei più misteriosi ed affascinanti per quanto accadde nel corso della sua realizzazione. Fu proprio in una calda mattinata di giugno, infatti, che Syd Barrett fece improvvisamente capolino negli Studios della EMI lasciando i Pink Floyd senza parole. La vicenda è delle più evocative e struggenti. Barrett era irriconoscibile, David Gilmour faticò a comprendere che, quell’uomo, fosse l’ex frontman della sua band piuttosto che un membro dello staff.

Quando i Pink Floyd si resero conto di avere davanti il Diamante Pazzo a cui il disco venne dedicato, non poterono che rimanere desolati e distrutti. Roger Waters scoppiò a piangere per le condizioni in cui verteva l’amico di una vita. Da quel giorno, i Pink Floyd non si sarebbero mai più trovati, insieme, nella stessa stanza con Syd che sparì nel nulla; con lo stesso silenzio con cui era arrivato. Ma quanto accaduto con Barrett, però, non fu l’unica vicenda che mosse gli animi dei Floyd nei confronti del disco. Le pressioni dei media e dell’industria musicale, infatti, destarono in Waters un profondo stato di frustrazione che, il bassista, decise di riversare nella straordinaria Have A Cigar.

Sebbene l’album abbia preannunciato l’inizio della fine per i Pink Floyd, Wish You Were Here rimane una pietra miliare della cultura musicale moderna. In ogni caso, le fasi di realizzazione del disco lacerarono il clima respirato nell’ecosistema dei Pink Floyd che sarebbe collassato dopo qualche anno.

 

 

 

Share

Claudio Pezzella, studente in culture digitali e della comunicazione. Appassionato dell'arte in tutte le sue sfumature,alla costante scoperta di nuove frontiere culturali. Chitarrista e compositore polistrumentista impegnato in progetti progressive metal. (email:claudio190901@gmail.com)