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Pink Floyd, le canzoni più sottovalutate di ogni album

Il catalogo musicale dei Pink Floyd è tra i più bizzarri del classic rock. Dopo diversi dischi passati inosservati negli Stati Uniti, nel 1973 The Dark Side of the Moon ha proiettato la band britannica in vetta a tutte le classifiche, con oltre 15 milioni di copie vendute solo negli USA. Eppure, dando un’occhiata ai loro lavori discografici, è possibile notare quanto questi musicisti abbiano dato vita ad una serie infinita di perle sottovalutate. Vediamo quali sono le canzoni più trascurati di ciascun album dei Pink.

The Gnome (The Piper at the Gates of Dawn, 1967)

Il primo album dei Pink Floyd non lasciava presagire numeri straordinari. La band, guidata allora da Syd Barrett, aveva realizzato un lavoro dall’atmosfera molto minimale, con brani noti come Astronomy DomineInsterstellar Overdrive. Tuttavia, The Gnome ha saputo cogliere al volo i gusti estetici di Barrett tramite il racconto di un gnomo che indossava una tunica scarlatta. E ogni ascoltatore viene immerso in un vero e proprio sogno.

Remember a Day (A Saucerful of Secrets, 1968)

Nonostante sia stato poco considerato agli inizi, Remember a Day viene apprezzato come uno dei migliori brani realizzati da Richard Wright. Grazie ad un pezzo del genere, la band si è potuta dirigere al meglio verso il progressive, nonostante sia a tutti gli effetti una traccia di secondo piano. Il contrasto tra la batteria di Norman Smith e il pianoforte inquietante di Wright è davvero di assoluto rilievo.

Cymbaline (More, 1969)

Proseguiamo con un album abbastanza ignorato da pubblico e critica, colonna sonora del film omonimo. Brani come The Nile SongUp the Khyber sembrano più vicini al jazz che al rock. Ma la melodia più sognante è Cymbaline, scritta da Roger Waters e caratterizzata dalla voce soave del chitarrista David Gilmour. Negli anni successivi, questo pezzo sarebbe stato rivisto come un autentico capolavoro.

The Narrow Way, Part I (Ummagumma, 1969)

Ummagumma è un album, per la maggior parte, dal vivo. Tuttavia, la seconda parte non sembrava formata da canzoni della band. In un simile contesto, The Narrow Way può contraddistinguersi perché una vera e propria perla musicale di Gilmour, che ha messo in mostra una serie di abilità sorprendenti. Dopo aver strimpellato la sua chitarra acustica in un sound simile al folk celtico, il brano è sfociato in un aperto blues. Un esempio anche per i Led Zeppelin.

If (Atom Heart Mother, 1970)

Agli inizi degli anni ’70, i Pink Floyd hanno realizzato un brano di rock psichedelico dalla durata di ben 24 minuti, ossia la traccia eponima. Nel lato B, appaiono alcune melodie poco apprezzate ma dall’elevato valore tecnico. Summer ’68 è di Wright ed è un buon esempio di pop eccentrico, mentre Fat Old Sun si fa apprezzare per lo straordinario assolo di chitarra di Gilmour. If è il vero punto di forza, una ballata folk con sfumature prog realizzata da Waters che sarebbe stata adatta anche a The Wall.

Echoes (Meddle, 1971)

Meddle è senz’altro l’album più variegato dai Pink Floyd. Ognuno dei cinque brani del lato A prevede contesti totalmente diversi, mentre il B è interamente riempito dalla traccia di 23 minuti Echoes. Dopo aver immerso l’ascoltatore in un clima fantastico, la parte strumentale culmina in un funky groove, con un rapito intermezzo nebuloso. La parte conclusiva è prettamente progressive rock ed evidenzia il futuro suono caratteristico della band.

The Gold It’s in the… (Obscured by Clouds, 1972)

Molti fan ed esperti ritengono che Obscured by Clouds sia l’album meno valido del gruppo britannico. Colonna sonora del film francese La Vallée, il disco comprende numerosi brani strumentali abbastanza trascurabili. Tuttavia, il pezzo citato sembra la colonna sonora di Dazed and Confused e, quanto meno, incuriosisce.

Any Colour You Like (The Dark Side of the Moon, 1973)

È difficile pensare ad una traccia sottovalutata in un album straordinario come The Dark Side of the Moon, uno dei più importanti e popolari di ogni epoca. Ci sono numerosi brani radiofonici come MoneyTime, oltre al capolavoro strumentale Any Colour You Like. Si tratta di un ponte ideale tra Us and ThemBrain Damage, capace di immergere il pubblico in una jam viscerale grazie a sintetizzatori e chitarre contrapposte.

Welcome to the Machine (Wish You Were Here, 1975)

Ecco un altro album capolavoro dei Pink Floyd. Ogni traccia presente al suo interno è un classico del rock, ma Welcome to the Machine viene spesso lasciata in secondo piano, specie se confrontata a Shine On You Crazy Diamond e alla title-track. Il brano comprende cambi di ritmo, vari effetti a nastro, assoli di sintetizzatore, voci multiple. A tutto ciò tocca, aggiungere l’alienazione della società secondo Roger Waters e l’inquietante chitarra acustica di David Gilmour.

Pigs (Three Different Ones) (Animals, 1977)

Pochi conoscono bene le cinque tracce di Animals, chiaramente ispirato alla Fattoria degli animali di George Orwell. Il disco parla di capitalismo e conformismo e si oppone al meglio al punk britannico di metà anni ’70. Roger Waters mette in mostra la sua vena sarcastica anche in Pigs, basato su pulsanti inquietanti, batteria, basso e assolo di chitarra, in un mix inquietante.

Nobody Home (The Wall, 1979)

Il concept album The Wall era il massimo dell’espressione musicale di Waters, a quei tempi leader assoluto dei Pink Floyd. Dalla guerra all’isolamento, dall’industria musicale alle malattie mentali, passando per il fascismo e l’abuso di droghe, si parlava davvero di tutto. Nobody Home è un chiaro esempio di teatro musicale intenso e selvaggio, con l’artista che si manifesta per la sua voce disperata e spezzata.

The Gunner’s Dream (The Final Cut, 1983)

The Final Cut segna la fine del dominio di Waters. Anche questo album è teatrale e politico, con il cantautore e bassista che rappresenta un aviatore morente alla ricerca della pace, culminante nel singolo The Gunner’s Dream. Dal sassofono di Raphael Ravenscroft al crescendo finale, l’invettiva contro il fascismo ottiene notevoli risultati.

Sorrow (A Momentary Lapse of Reason, 1987)

Con A Momentary Lapse of Reason, numerosi vecchi fan hanno abbandonato i Pink Floyd e lasciato spazio alle nuove generazioni. In questo caso, comanda la creatività di David Gilmour, che si scatena con un lungo assolo di chitarra in Sorrow. Il brano dura circa 9 minuti ed è un’autentica esplosione di energia.

Poles Apart (The Division Bell, 1994)

Concludiamo con l’album Poles Apart, che dimostrò ancora una volta quanto i Pink fossero in grado di fare tutto ciò che volevano. Un’apparente canzonetta come Poles Apart mise in evidenza i rapporti di Gilmour con Barrett e Waters, con la creazione di un assolo d’organo molto particolare di Richard Wright. Non può mancare il classico assolo di chitarra di David.

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Giornalista pubblicista, blogger, articolista e copywriter, talvolta anche guardia giurata, diplomato al Liceo Linguistico. Appassionato di scrittura, sport, tecnologia e soprattutto musica. Rock'n'Roll prima di tutto, ma spazio tra vari generi e mi piace raccontarli a modo mio. (raffaele-sarnataro@libero.it)