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Pink Floyd, un invito all’empatia nel significato di “Echoes”

“Echoes” è una canzone dei Pink Floyd che fa parte dell’album MeddleE’ il 1971 quando venne pubblicato l’album, con esattezza, il 30 ottobre. Il gruppo non aveva un progetto per questo album. Erano in un periodo transitorio e il processo creativo risultava molto complicato, motivo per cui decisero addirittura di isolarsi e suonare divisi. Questa tecnica non funzionò e si ritrovarono alla fine senza nessun pezzo, o almeno, senza nessun pezzo finito. L’album è stato accolto positivamente dalla critica e vendette molto bene, anche se poco sponsorizzato in alcune zone. Fu disco d’oro in diversi paesi, compresa l’Italia. Una delle canzoni più ascoltate -nonché pezzo centrale dell’album- è proprio questa, ma qual è il significato di Echoes?

Cos’ha di particolare “Echoes”?

Ciò che salta subito all’occhio è la sua durata. Si tratta infatti di una suite, cioè di una sequenza di brani pensata da suonare in successione (il termine suite”  in francese significa proprio “successione”). Nasce come una serie di “spezzoni” che i Pink Floyd si sono sforzati di far coincidere fra loro. Hanno ironicamente fatto un ottimo lavoro di cucito, di cui però non si sente traccia. Visto che è impossibile trovare dei cambi bruschi o repentini, ragion per cui, potrebbe anche essere considerata una canzone ma di durata molto più ampia. La particolarità, o se si vuole l’importanza, di questo pezzo sta anche nel significato che ha per il gruppo. I Pink Floyd stanno cercando una giusta direzione dopo la perdita di Syd Barret il quale era stato il motore psichedelico del gruppo. Composta da tutti i membri, sarà posta a fine album, in chiusura. Pur essendo, come già detto, parte centrale del progetto i Pink Floyd sceglieranno per lei l’ultima posizione, così da farle anche riempire il lato B dell’LP.

Il significato di Echoes

Cercare di spiegare oggettivamente il significato di Echoes, ha la sua difficoltà. È già stato segnalato il desiderio e la necessità del gruppo di allontanarsi dal vecchio modo di fare musica. Si va verso una linea più netta, che prevede uno stile un po’ più lento, che possa essere apprezzato, perché no, un po’ da tutti. Diventeranno parte dei Pink Floyd che siamo abituati a sentire, e lo faranno con grande bravura. È lo stesso Roger Waters a darci qualche delucidazione sulla canzone. Dirà di come il pezzo sia un inno alla potenzialità che hanno gli umani e all’empatia che sanno di avere e che spesso, non riescono ad usare. È come una richiesta di aiuto: l’uomo è chiamato e deve rispondere, lasciando da parte il proprio disinteresse. Questo potenziale purtroppo è molto spesso dimenticato. Che sia per il complesso groviglio che è la vita, per il denaro o per il successo, l’uomo dimentica tutto ciò e non riesce ad esprimersi.

Forse Echoes è anche un invito per noi esseri umani a destarci e a prendere coscienza. Abbandonare il nostro egoismo e cercare di trovare o scoprire un ricongiungimento con le cose, con le persone, con l’universo. Questo è quello che dovremmo fare: comprenderci e ritrovarci.

 

 

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Maria Geraci, 1999. Laureata in lettere moderne e studentessa magistrale di letteratura, filologia e linguistica italiana. Appassionata di rock, grunge e cantautorato. Ferrata nella stesura di articoli e aspirante scrittrice. (mariageraci9@icloud.com)