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Pink Floyd, Nick Mason: “Ecco chi è il membro più sottovalutato dei Pink Floyd”

In una nuova e significativa intervista Nick Mason ha avuto modo di affrontare diversi temi, che hanno riguardato i Pink Floyd e non solo: il batterista britannico ha avuto modo anche di parlare della sua musica, della formazione dei Saucerful Of Secrets e, soprattutto, ha affrontato il tema di quale sia il membro più sottovalutato dei Pink Floyd e che, spesso, non ha goduto di tutta la considerazione che meritava. Vi riportiamo le sue parole nel dettaglio. 

Le parole di Nick Mason sulla carriera dei Pink Floyd

Come abbiamo avuto modo di sottolineare precedentemente, Nick Mason ha sottolineato molto relativamente a quella che è stata la carriera dei Pink Floyd. In merito alla stessa, ha risposto a una domanda che l’ha visto protagonista di tutti gli album della formazione: “Beh, non sono sicuro di essere in ogni album, ci sono probabilmente due o tre tracce in cui non ho suonato per qualsiasi motivo, ma sì, è un bel pensiero davvero.”

Continuando, ha parlato di Rick Wright, che ritiene essere stato incredibilmente sottovalutato nel corso della sua carriera: “Non è che io ritenessi che ci dovesse essere più riconoscimento. In realtà, se ci dovesse essere più riconoscimento, probabilmente è per Rick [Wright, tastiere]. Lo è stato [triste, quando c’è stata la sua morte]. Penso che quando le recensioni guardano indietro ad alcune delle musiche che abbiamo suonato, lui abbia avuto una parte così integrante del suono”.

Nick Mason ha parlato di Saucerful Of Secrets

Più in avanti nelle sue dichiarazioni, Nick Mason ha avuto modo di affrontare anche il tema riguardante i Saucerful Of Secrets, cover band da lui formata e che basa il suo operato sui primi anni della formazione britannica, guidata da Syd Barrett. In merito alla formazione, Mason ha spiegato: “Facciamo notare che in realtà non si tratta solo dei due album, ma di tutti gli album appena prima di “The Dark Side of the Moon” del [1973]. C’è un elemento che chiameresti trippy, ma qualcosa, qualcosa come [1967] ‘Piper [at the Gates of Dawn]’ – il primo album – ha anche questa strana cosa inglese, quasi folk-musicale. E’ un mix molto curioso”.

A proposito di The Dark Side of the Moon, ha aggiunto: “‘The Dark Side of the Moon’ è stato un enorme salto di qualità per noi, da quello che era conosciuto come un gruppo underground a un bel po’ fuori terra. Molte persone pensano che abbiamo iniziato con “The Dark Side of the Moon”, che prima non c’era nient’altro. In realtà c’è un sacco di lavoro che ci ha portato a questo, idee che si sono sviluppate nel corso dei 5-6 anni”.

 

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Studente e amante del rock 'n' roll in tutte le sue definizioni. Esperto articolista specializzato in diverse testate di attualità e news. Abile nello spaziare - nell'ambito del rock - tra notizie di attualità, curiosità e aneddoti (riguardanti band, artisti, album o singole canzoni) fino a classifiche di vario genere.