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Pink Floyd, perché “The Wall” è considerato un capolavoro eterno?

Il 30 novembre 1979, il panorama musicale venne alterato per sempre con l’uscita di The Wall, un’opera d’arte creata dai Pink Floyd che parlava di scontri, sia ideologici che di personalità. Quando la band è inizialmente entrata nei leggendari Britannia Row Studios a Islington, a Londra, per iniziare a tracciare le tracce del disco, alcuni membri si parlavano a malapena. Basti pensare al tastierista Rick Wright, nel pieno di una crisi matrimoniale e stava combattendo con Roger Waters. Waters e David Gilmour iniziarono a battagliare tra loro a causa di fortissime differenze creativi. Eppure, l’album fu un capolavoro. Vediamo allora perché “The Wall” è considerato un capolavoro eterno.

I vari terreni di scontro

Waters portò in studio il superproduttore Bob Ezrin, che aveva già lavorato con Kiss, Alice Cooper e Lou Reed, tra gli altri. Ezrin fu fondamentale per dare un aiuto creativo al gruppo, ma fu un altro motivo di scontro per la band e contribuì a dividere la band ancor di più. La tensione era alta e portò Wright a rifiutare di registrare con i suoi compagni di band. Alla fine del processo di registrazione, Waters viveva in Svizzera, il batterista Nick Mason era in Francia e Gilmour invece in Grecia. Lo stesso Gilmour ammise le difficoltà e disse che l’album fu l’ultima occasione di vedere le capacità di Roger Waters in collaborazione con il resto della band.

I vari session-men

Waters ed Ezrin misero insieme una scuderia di musicisti, produttori e collaboratori in Francia, a Los Angeles e a New York. La gestazione del disco fu infatti molto lunga e complessa, ma coinvolse dei grandissimi session-men. Basti pensare al compositore Michael Kamen, che aveva lavorato tempo prima con David Bowie con la New York Symphony Orchestra. Oppure con il cantante dei Beach Boys Bruce Johnston, il batterista dei Toto Jeff Porcaro e anche il chitarrista jazz Lee Ritenour. Ecco perché The Wall è considerato un capolavoro eterno: ha dei musicisti e session man strepitosi.

Il successo enorme

The Wall fu al primo posto della classifica degli album degli Stati Uniti per 15 settimane e vendette oltre 24 milioni di copie in tutto il mondo. Ad oggi è il secondo più grande successo dei Floyd, dopo il celebre The Dark Side of the Moon del 1973. Si tratta di fatto di una delle opere rock teatrale di maggior successo di sempre, sia dal punto di vista della critica (insieme a pochi altri album) che dal punto di vista delle vendite. E non parliamo neppure dei vari elementi più vicini al cinema e alla sound art come i vari suoni di elicotteri, uccelli, bombe, esplosioni e un migliaio di altri interludi.

“The Wall” è considerato un capolavoro eterno?

Mentre Dark Side of the Moon era in realtà un disco più maestoso, è stato The Wall a rivelare davvero le possibilità illimitate del rock. Con il film (che fu però un flop), il disco è riuscito ad affascinare più di una generazione e ha ispirato milioni di persone a cercare musica più profonda, più scura e più ricercata. C’è una costante sensazione di pericolo, di paura ma anche di passione con una critica politica molto forte e pesante. C’è una ragione per cui “The Wall” è diventato un inno quando cadde il muro di Berlino. Non è un caso che Waters nel 2017 propose di suonare l’albumal confine tra Stati Uniti e Messico per protestare contro la politica anti-immigrazione di Donald Trump. Quindi sì, “The Wall” è considerato un capolavoro eterno.

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Mi reputo da sempre un appassionato di rock (soprattutto inglese, son cresciuto con il Britrock) e sono un po' il carnivoro che si scaglia contro i vegani (la nuova musica pop dei giorni nostri). Scherzo, sono solo sarcastico.