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Pink Floyd, Rick Wright spiega i migliori album che hanno fatto nascere la band

Andiamo a ricordare Rick Wright di Pink Floyd, l’ex tastierista deceduto qualche anno fa. Wright iniziò il suo periodo con la band come un cantante, ma presto passò a un ruolo diverso all’interno del gruppo: il compositore e tastierista. Fu in questo ruolo che divenne parte integrante del gruppo Wright lasciò la band nel 1981 dopo l’uscita di The Wall, ma poi si riunì nel 1987 come session man, per poi tornare definitivamente nel gruppo nel 1994 con il disco The Division Bell. Ecco i migliori album che hanno fatto nascere i Pink Floyd.

Influenze classiche apparentemente distanti

In quei dieci album preferiti, Wright ha inserito due opere di due compositori, Aaron Copland e Henryk Górecki, da lui molto amati. Gli album sono rispettivamente Appalachian Spring: Bernstein Conducts Copland e Symphony Number 3. A proposito di quest’ultimo, Wright ha dichiarato: “Una volta qualcuno ha suggerito che avevamo bisogno di qualcosa che suonasse come Górecki. Non ne avevo mai sentito parlare, quindi sono uscito e ho comprato questo album e l’ho davvero adorato. Sebbene Górecki sia un compositore classico, penso che questa musica sia nello stesso ambiente di Gabriel o Eno, ambientale ed eterea”.

Da Peter Gabriel a Brian Eno, geni creativi

I due artisti suddetti, Peter Gabriel e Brian Eno, figurano anche loro nella top 10 della lista di Wright. Riguardo l’album di Peter Gabriel del 1989 Passion il Nostro ha detto: “Mi sento molto vicino a questa musica. Penso che Peter ascolti la musica come la sento io, quindi dovrei dire che è uno spirito affine.” Wright ha anche reso omaggio ai talenti di Brian Eno. Ha affermato “Ho spesso elogiato le capacità musicali di Eno, ma oltre al suo talento è anche un ragazzo molto simpatico. Particolare, non è vero?”. Come dargli torto?

David Byrne come artista incredibile

Il tastierista non solo ha scelto l’album che lui e David Byrne avevano creato insieme, ovvero In My Life In The Bush of Ghosts, ma ha anche detto: “Mi ha colpito subito quando l’ho sentito per la prima volta. Era pieno di loop di batteria, campionamenti e paesaggi sonori incredibili, roba che diamo davvero per scontato ora, ma che era nuova in tutto tranne che nei circoli musicali più progressisti dell’epoca. E come se ciò non bastasse, c’era anche la voce di David Byrne, che di per sé vale quasi la pena acquistare suo qualsiasi album”. Ci aveva visto lungo, indubbiamente.

I Talking Heads e il loro capolavoro

Non potevano quindi mancare i Talking Heads con il loro capolavoro Remain In Light, il loro disco più celebre e famoso. Wright ha definito questo disco come un album quasi perfetto dicendo: “Se vuoi ascoltare alcune incredibili cose ritmiche che hanno davvero fatto la differenza, allora la traccia del titolo è il pezzo perfetto. Non riuscivo a smettere di suonare “Once In A Lifetime” quando ho comprato l’album per la prima volta, perché era l’esempio perfetto di quel fantastico tocco dei Talking Heads in cui uniscono stranezza a un vero orecchio melodico. Non è facile da fare, soprattutto se stai cercando di mantenere un po’ di coesione. […] C’era qualcosa di incredibilmente spontaneo in loro.” Questi erano i migliori album che hanno fatto nascere i Pink Floyd.

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Mi reputo da sempre un appassionato di rock (soprattutto inglese, son cresciuto con il Britrock) e sono un po' il carnivoro che si scaglia contro i vegani (la nuova musica pop dei giorni nostri). Scherzo, sono solo sarcastico.