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Queen, come la band di Freddie Mercury ha salvato i Kansas

In una nuova intervista, il batterista dei Kansas ha avuto modo di parlare del grande supporto che i Queen hanno offerto durante un tour, attraverso la loro grande simpatia e, soprattutto, non ponendosi attraverso quella scontrosa ottica di superiorità che potrebbe caratterizzare band più grandi. Il tour realizzato in collaborazione con i Kansas, infatti, ha sia posto la band in una situazione di grande rilievo, anche e soprattutto dal punto di vista artistico, sia portato le due band a maturare un rapporto di amicizia, basato sulla stima reciproca e sul supporto che i Queen erano stati in grado di offrire. Citandovi le parole del batterista della band, Phil Ehart, vogliamo parlarvene nel dettaglio all’interno del nostro articoli, spiegandovi come i Queen hanno salvato i Kansas in tour. 

Le dichiarazioni di Phil Ehart

Nell’ambito di un’intervista, Phil Ehart ha approfondito molti di quei tratti che hanno caratterizzato il tour dei Queen con i Kansas; in particolar modo, in una totale assenza di superiorità da parte della band britannica, per quanto i Kansas avessero maturato delle negatività che fecero presenti a Brian May, il rapporto tra le due formazioni fu ottimale, e riuscì ad evolversi attraverso la conquista di uno stato di amicizia. Vogliamo parlarvene citando, di seguito, le dichiarazioni del batterista:

“Il tour dei Queen è stato spettacolare. Ci ha impressionato molto perché non sapevamo molto sui Queen. Siamo dovuti andare a comprare Sheer Heart Attack – non è che fossimo grandi fan dei Queen. Quando Richard ha visto la copertina ha detto: “Non andremo d’accordo”…”. Alla fine non è andata così. “Sono stati grandi”, disse Williams. “Abbiamo imparato molto sul ritmo di un set, ed erano dei ragazzi fantastici con cui viaggiare. Ma abbiamo avuto un po’ di problemi perché non ci hanno dato spazio sul palco. Avevamo un metro e mezzo di spazio scenico. Non ci davano luci, tutto quello che ci davano erano i riflettori. Così quando uscivamo avevamo solo tre o quattro Super Troupers addosso; non c’era una buona illuminazione o altro. E niente bis.

Quindi, ha continuato spiegando: “Così, un giorno, circa una settimana o due dopo il tour, Brian May è entrato nel nostro camerino. Ha detto: “Come vanno le cose? E’ davvero bello avervi in tour”. Gli ho detto: “Beh, vuoi davvero sapere come sta andando?” E lui: “Beh, sì” e io: “Beh, che schifo! Domani suoneremo a Kansas City, e voi ragazzi non ci permetterete di fare il bis… E niente luci. E il giorno dopo tutto è cambiato, tutto è cambiato. Era il management [a permetterlo] e la band non ne aveva idea. Così sono diventati molto simpatici, e come ha detto Rick, fino ad oggi sono ancora amici”.

 

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Studente e amante del rock 'n' roll in tutte le sue definizioni. Esperto articolista specializzato in diverse testate di attualità e news. Abile nello spaziare - nell'ambito del rock - tra notizie di attualità, curiosità e aneddoti (riguardanti band, artisti, album o singole canzoni) fino a classifiche di vario genere.