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Queen: la storia dello spazio raccontata da Brian May in 39

Musica nello spazio e spazio nella musica. Se nella vita ti capita di essere il leggendario chitarrista di una band nota a livello mondiale e un astrofisico riconosciuto, puoi sicuramente dire di aver avuto successo. Questo è sicuramente un vanto di Brian May – eclettico membro dei Queen. May imbraccia presto la chitarra – nella quale riconosce la sua grande passione – ma porta avanti con dedizione lo studio del cosmo e la curiosità per i misteri dello spazio. Questo mondo – ricco e variegato – della vita del chitarrista dei Queen, confluisce nel brano 39 – traccia dell’iconico album A Night at the Opera.

Il richiamo dello spazio

Curriculum d’eccellenza per Brian May. Negli anni ’70 il chitarrista dei Queen si laurea con il massimo dei voti in matematica e fisica all’Imperial College di Londra. Ma quello è anche il periodo del grande successo della band di Freddie Mercury, la vetta della fama mondiale. Così May mette da parte lo spazio e il cosmo e si getta anima e corpo nella musica. I suoi contributi – a livello scientifico – sono infatti solo due ricerche, rispettivamente del 1972 e del 1973. Mgl Emission in the Night Sky Spectrum e An Investigation of the Motion of Zodiac Dust Particles.

Il richiamo dello spazio è però troppo forte per resistervi. Dopo la fine – almeno apparente – della sua carriera nei Queen con la morte di Freddie Mercury, torna ai suoi studi scientifici. Nel 2007 riesce a terminare la sua tesi di dottorato e a conseguire finalmente – all’età di 60 anni – il master in Astrofisica. Dopo questo volge la sua attenzione ai dati di New Horizons – sonda Nasa lanciata verso Plutone e poi diretta alla remota zona solare chiamata Kuiper.

La storia spaziale di 39

Sebbene Brian May decida di accantonare gli studi scientifici – per dedicarsi completamente ai Queen – è lo spazio che lo segue e non lo abbandona. Negli anni ’70 – assieme a Freddie Mercury, John Deacon e Roger Taylor – pubblica alcuni degli album più iconici della musica mondiale. E non solo. Molti dei brani che ancora oggi rendono grandi i Queen portano la sua firma: We Will Rock You, Fat Bottomed Girls, Tie Your Mother Down. E tra questi – nell’album del 1975 A Night at the Opera – spicca nitidamente 39.

39 è chiaramente ispirata agli interessi e alla curiosità di Brian May per il cosmo. Narra la storia di 20 astronauti in missione nello spazio che – una volta tornati sulla Terra – scoprono che sono già passati decenni per i loro cari e le persone amate. Nello spazio infinito i 20 viaggiavano alla velocità della luce. Una traccia che indaga chiaramente i misteri insondabili dell’universo e dimostra che – per quanto Brian May ci abbia provato – lo spazio continua a influenzare la sua musica.

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Giulia Prosperini, classe 1993, laureata in Lingue e Letterature Straniere. Tante passioni, tra cui la musica e il rock 'n roll. Esperta del mondo Grunge, i Pearl Jam e i gruppi storici di Seattle. Scrittrice per vocazione e per hobby, specialista di recensioni e curiosità, capace di spaziare dalla cronaca all'aneddoto, dagli approfondimenti alle ultime news del mondo della musica.