27 January, 2021, 23:56

Quella volta che David Bowie suonò Bruce Springsteen

David Bowie ha registrato molte cover durante la sua lunga carriera. A volte dava il suo tocco a classici come nel caso di ”God Only Knows” dei Beach Boys o “White Light / White Heat” dei Velvet Underground, mentre altre volte proponeva i suoi fan a canzoni che probabilmente non avevano mai sentito prima, come “My Death” di Jacques Brel o “It Ain’t Easy” di Ron Davies.

David Bowie: “Pin Ups”

Nel 1973, all’apice della sua fama per Ziggy Stardust, Bowie registrò l’album di cover per onorare i suoi artisti preferiti degli anni sessanta, come gli Easybeats, i Kinks, gli Who e gli Yardbirds, intitolato “Pin Ups”. È senza dubbio il suo disco meno amato degli anni settanta, ma questo non gli ha impedito di cercare prima e proporre poi altre canzoni da realizzare.

David Bowie interpreta Bruce Springsteen 

Per esempio, poco dopo la realizzazione dell’appenea citato “Pin Ups”, Bowie ascoltò l’LP di debutto di Bruce Springsteen “Greetings From Asbury Park, NJ”. L’album non ebbe il successo che ci si aspettava in America, nonostante una campagna promozionale che chiamava Springsteen il “Nuovo Dylan”, ma Bowie amò quel disco e decise di fare la cover di “Growin’ Up” durante le prime sessioni per “Diamond Dogs”, con Ronnie Wood alla chitarra. Nello stesso anno, durante le sessioni per “Young Americans”, incise un altro brano tratto da “Greetings From Asbury Park, NJ”: It’s Hard to Be a Saint in the City”.

L’invito a Springsteen 

Per le session di “Young Americans”, registrato ai Sigma Sound Studios di Filadelfia, Bowie invitò Springsteen ad assistere. The Boss si precipitò. Il sua bianco spiegò a Springsteen di averlo visto suonare al Max’s Kansas City un paio di anni prima e sapeva di dover fare una cover di almeno una delle sue canzoni. Hanno poi discusso del loro fastidio con i fan che si tuffavano sul palco durante le esibizioni e del suono pietoso allo Spectrum Arena di Philadelphia.

Il boss lasciò lo studio senza ascoltare la cover di “It’s Hard to Be a Saint in the City”

Alla fine Springsteen lasciò lo studio alle 5 del mattino senza sentire la versione di Bowie di “It’s Hard to Be a Saint in the City”, perché Bowie non sentiva che fosse ancora pronta. Il mondo finalmente ha potuto ascoltarlo nel 1989, quando Bowie lo ha incluso nel suo cofanetto “Sound + Vision”. L’anno successivo, ha pubblicato la cover di “Growin’ Up”su una riedizione di “Pin Ups”.

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Horus Black, al secolo Riccardo Sechi, nasce a Genova nel 1999 in una famiglia di musicisti classici. Appassionato di rock, soprattutto classic rock, cantante e musicista. Pubblica il suo primo album nel 2018. Indirizzo e-mail rsechi99@gmail.com