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Rino Gaetano, Il significato di Sfiorivano le viole

Rino Gaetano non è un cantautore considerato “d’amore”. Per quanto spopoli la sua versione di A mano a mano, che è una cover fortunatissima dell’originale di Riccardo Cocciante, noi ci ricordiamo di lui più per la denuncia sociale che celava dietro a testi apparentemente disimpegnati. Rino Gaetano non ha mai voluto definirsi cantautore impegnato, non si è effettivamente mai schierato politicamente, ma suo malgrado ha mostrato anche più impegno, per così dire, di chi lo faceva. Nonostante l’amore non sia la tematica principale delle sue canzoni, alcune in cui si è cimentato rivelano una sensibilità incredibile. Tra queste Sfiorivano le viole, che non è molto famosa ma non per questo non merita.

Il singolo di Rino Gaetano

Nel 1976 Rino Gaetano pubblica il singolo Mio fratello è figlio unico/Sfiorivano le viole. La prima è sicuramente una delle canzoni più famose di Rino Gaetano, incentrata sul difficile tema dell’emarginazione. La seconda si contrappone molto alla prima, per tematica è totalmente differente, una canzone più spensierata. Anche se la risonanza maggiore la ebbe Mio fratello è figlio unico, che ebbe un grande successo al Festival di Sanremo. Contrariamente da quella che è di solito la communis opinio, in questa canzone Rino Gaetano non si rifà a farti della sua famiglia. L’essere figlio unico per alcuni sarebbe sostanzialmente una metafora della solitudine, ma come sempre le canzoni si aprono a vari significati. Specie quelle di un cantautore dalla complessa elaborazione compositiva come lui.

Sfiorivano le viole

Sfiorivano le viole fu davvero meno significativa nella carriera di Rino Gaetano specie se paragonata alla sua “compagna” nel 45 giri. Nell’ascoltarla, probabilmente i fan di Fabrizio De Andrè avranno sicuramente pensato al proverbiale incipit di La canzone dell’amore perduto, quando dice Ricordi sbocciavan le viole con le nostre parole. Quella di Rino Gaetano naturalmente è una canzone totalmente diversa e non esiste un legame tra le due, chiaramente, ma è interessante tale analogia. Il brano racconta una storia d’amore che sembra essere fugace, in linea con l’Amore che vieni amore che vai di Faber se ci va di continuare il confronto di prima. Sembra rappresentare gli amori fugaci estivi.

L’estate che veniva con le nuvole rigonfie di speranza
Nuovi amori da piazzare sotto il sole
Il sole che bruciava, lunghe spiagge di silicio
E tu crescevi, crescevi sempre più bella.

Interessante è il fatto che ancora una volta Rino Gaetano usi una tecnica già ampiamente sperimentata nelle sue canzoni: un elenco di persone che sembrano citate a random, come Bismarck-Shonhausen, Michele Novaro, Mameli ecc.

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna, studentessa di Editoria e Scrittura alla Sapienza. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.