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Rolling Stones, Keith Richards: la canzone che ha cambiato per sempre la vita di Keef

Se cercato sul dizionario “rockstar” potrebbe capitare di imbattervi in un ritratto di Keith Richards. Cuore ed anima dei Rolling Stones, Keef è una colonna portante della storia del rock e, oggi, siamo qui per onorare ancora una volta la sua persona. In questo articolo vogliamo soffermarci sulle più grandi influenze di Keith Richards, sul suo percorso musicale e sulla canzone che ha cambiato per sempre il suo modo di vedere la musica.

Rolling Stones, Keith Richards: la canzone che ha cambiato per sempre la vita di Keef

Amante del blues da quando era un ragazzino, Keith Richards ha sempre ammirato i lavori di Chuck Berry. In particolar modo il chitarrista dei Rolling Stones apprezza il brano “Wee Wee Hours”. Altri bluesman amati dal nostro caro Richards, poi, sono: Nat King Cole e Robert Johnson. Nel suo cuore, poi, ci sono anche alcuni brani come quelli di Hank Williams, Aaron Neville e Freddie Scott. Nel suo percorso musicale però, Keith Ricards non si è avvicinato solo al blues, ma ad esempio anche al reggae di Gregory Isaacs e alla musica classica (Mozart).

La sua religione è però il rock e la sua chiesa il palcoscenico. Una delle figure che meglio ha fatto comprendere a Richards la vera essenza del rock è sicuramente Elvis Presley, anche noto come il Re del rock and roll. Così come la maggior parte dei musicisti degli anni sessanta, anche Keith Richards si è ispirato ai lavori, ai movimenti e alle idee geniali di Presley.

L’amore per Elvis Presley

C’è, poi, una canzone di Elvis Presley che ha cambiato completamente la vita e il percorso musicale di Keith Richards: Heartbreak Hotel.

“Prima che arrivasse Elvis non avevo la minima idea di cosa fosse il rock -ha ammesso Keith Richards durante un intervento per Guitar World- avevo tipo 12 o 13 anni e la notte, invece di dormire, me ne stavo sotto le coperte ad ascoltare la radio. Ad un certo punto la stazione radio passò “Heartbreak Hotel”, ma io continuavo a perdere il segnale. Scattai giù dal letto e senza fare troppo rumore cercai di andare avanti e indietro per riprendere il segnale.”

 

Richards, poi, col tempo ha imparato ad amare ed apprezzare anche il braccio destro di Elvis Presley: il chitarrista Scotty Moore.

“Scotty Moore era il eroe, davvero. C’è del jazz nel suo modo di suonare, del country e anche del blues. Nessuno è mai stato capace di imitarlo, forse perchè è impossibile.”

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Simone Esposito: studente e amante della musica in tutte le sue sfumature. Articolista esperto e aspirante critico musicale. Appassionato di cinema, letteratura e arte (in tutte le sue forme). (es.simone@libero.it)