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Slipknot: Gli album della band dal peggiore al migliore

Al tramonto degli anni ’90, una scarica di ferocia allo stato puro cambiò per sempre il volto della musica. Gli Slipknot irruppero sulla fervente scena Nu Metal con grande prepotenza, forti di sonorità fino ad allora inaudite e di uno stile unico e violento. In pochissimo tempo, i Nove del Nodo provenienti da Des Moines, in Iowa, portarono in vetta alle classifiche di vendite mainstream, prima statunitensi e, poco tempo dopo, internazionali, brani che trattavano tematiche delicatissime, ai limiti di ciò che, allora come oggi, verrebbe definito tabù. Gli Slipknot divennero un punto di riferimento nel panorama Nu Metal che; comunque sia, al tempo vantava numerosissimi gruppi, la cui opera, primeggiava nelle charts di tutto il mondo.

Ciò nonostante, la band ha rinnovato il proprio travolgente successo nel corso degli anni. Pur mantenendo uno stile particolarmente aggressivo, infatti, gli Slipknot hanno rivestito di eclettismo la propria opera, mettendo la firma su alcuni manifesti assoluti del Metal moderno. Ad oggi, i Nove del Nodo vantano sei album all’attivo.

Parliamo di sei dischi in cui traspare chiaramente il bisogno della band di evolversi e di avvicinarsi alle sponde inesplorate del loro spettro sonoro; arrivando talvolta a spingersi oltre i limiti e, in altri casi, a regalare ai loro milioni di fan in tutto il mondo alcune pietre miliari dal raro splendore. Visto lo slancio sperimentalistico che ha portato gli Slipknot a crescere sia musicalmente che commercialmente, alcuni dei loro lavori spiccano per istrionismo rispetto ad altri; diventando i preferiti dei fan. In quest’articolo, abbiamo deciso di elencare gli album degli Slipknot dal peggiore al migliore.

.5: The Gray Chapter

Pubblicato il 17 ottobre del 2014, .5: The Gray Chapter sancì il ritorno degli Slipknot sulle scene dopo il lungo silenzio causato dalla tragica perdita del bassista Paul Gray. The Gray Chapter è da molti considerato come il disco meno rappresentativo degli Slipknot. Pur raccogliendo al suo interno una hit come The Devil In I, infatti, il quinto disco dei Nove del Nodo risente profondamente delle insicurezze causate dalla perdita dell’amico Gray; riuscendo ad apparire, talvolta, ridondante a causa delle scelte stilistiche condivise dalla quasi totalità dei brani che compongono l’album. Nonostante non sia, decisamente, il lavoro più brillante degli Slipknot, The Gray Chapter è comunque un disco valido in cui le chitarre la fanno da padrone e che, in ogni caso, racchiude alcuni brani relativamente apprezzati dal pubblico, come The Negative One e AOV.

Vol.3: (The Subliminal Verses)

The Subliminal Verses è il terzo album degli Slipknot. Uscito il 21 maggio del 2004, il disco contiene alcune delle pietre miliari più evocative nella discografia dei Nove del Nodo. Parliamo di Duality e di Vermillion Pt.1 e 2. Sebbene sia un album riuscito, sia in termini di vendite che sotto l’aspetto tecnico, The Subliminal Verses non presenta la medesima brillantezza ricercabile nel lavoro precedente, definito quasi all’unanimità come il miglior disco degli Slipknot, ossia Iowa e, il successivo, All Hope Is Gone. Vol.3 è un album che si colloca nel mezzo, che risente profondamente del passaggio della band verso sonorità più ricercate. All Hope Is Gone, infatti, avrebbe racchiuso brani che, seppur distanti dallo stile proposto in precedenza dagli Slipknot, presentano un’identità artistica ben più matura e marcata.

All Hope Is Gone

Il quarto album degli Slipknot uscì nel 2008 ed include alcuni dei pezzi che hanno consacrato, definitivamente, gli Slipknot all’eternità. All Hope Is Gone è l’album di Psychosocial, Dead Memories, Sulfur e Snuff. Parliamo di un disco eclettico, praticamente perfetto. La tracklist, meticolosamente orchestrata, ha permesso a tutti e nove i membri del gruppo di spiccare per le proprie capacità. Se quelle sopracitate sono le hit che hanno spinto All Hope Is Gone in vetta alle classifiche di tutto il mondo, brani come la title track, Geheena e Gematria (The Killing Name), non hanno potuto che entusiasmare i fan più devoti al gruppo e, soprattutto, i musicisti, attraverso costruzioni ritmiche estrose e riff di chitarra feroci quanto intricati.

We Are Not Your Kind

Il sesto disco degli Slipknot, We Are Not Your Kind, è arrivato nell’estate del 2019, e ha sancito, ancora una volta, il ritorno di una band iconica dopo cinque anni di silenzio. I fan del gruppo hanno atteso con trepidazione che gli Slipknot tornassero ad emozionarli con le commistioni sonore esplosive con cui sono passati alla storia. Come detto, The Gray Chapter era stato un disco valido, ma sicuramente imperfetto, incapace di rendere giustizia ad una band dalla caratura così elevata. We Are Not Your Kind, invece, è un lavoro meticoloso, impegnato e, sotto certi aspetti, sperimentale.

Gli album precedenti dei Nove del Nodo avevano esaltato le figure di Jim Root e Mick Thompson, WANYK, invece, è stato il disco di Sid Wilson e Craig Jones. Un album di stampo visionario che ha portato una band leggendaria verso uno spettro sonoro, ancora una volta nuovo, dimostrando che, a dispetto del loro status immenso, gli Slipknot non abbiano intenzione di fermarsi ai plausi del pubblico e della critica, ripresentandosi al mondo come una band in continua evoluzione e; soprattutto, ancora capace di mettersi in discussione.

Slipknot

Il self titled della band di Des Moines è un disco acerbo, le cui sonorità, intrise di una rabbia inarrestabile, sfociante quasi nella pazzia, portarono gli Slipknot sulla bocca di tutti. Nel 1999, la scena Metal sembrò aver disperatamente bisogno di un gruppo portatore di innovazioni e, soprattutto, oggetto di una furia inarrestabile. La band di Corey Taylor esplose sul panorama, rispondendo alla chiamata alle armi di un ambiente bisognoso di nuove leve. Slipknot ha fatto la storia della musica e, ancora oggi, continua ad affascinare migliaia di giovani spingendoli verso la musica. Nonostante si tratti di un album imperfetto, il self titled dei Nove del Nodo conteneva già alcune gemme straordinarie come (sic) e Surfacing.

Iowa

Iowa uscì il 28 agosto del 2001. Il secondo album degli Slipknot vide canalizzarsi la ferocia inarrestabile che aveva caratterizzato il primo, glorioso album di debutto del gruppo. Iowa è un album eclettico, perfetto sotto moltissimi aspetti. Sebbene il gruppo fosse ancora alla ricerca di un’identità stabile, Iowa venne percepito come un disco unico, da cui emersero diversi capolavori della band, tra cui People = Shit, Left Behind, Metabolic e Disasterpiece. Iowa rappresenta per la maggior parte dei fan degli Slipknot, il loro miglior album in assoluto.

 

 

 

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Claudio Pezzella, studente in culture digitali e della comunicazione. Appassionato dell'arte in tutte le sue sfumature,alla costante scoperta di nuove frontiere culturali. Chitarrista e compositore polistrumentista impegnato in progetti progressive metal. (email:claudio190901@gmail.com)